martedì 19 maggio 2015

Quell'hippie sessista di Barbapapa

Oggi è il giorno in cui Barbapapà festeggia 45 anni.

Io ci sono cresciuta, con questi simpatici amici colorati e multiformi. Sfogliavo i loro libri ossessivamente tra i 4 e i 7 anni. Sono passati decenni, ma i Barbapapa sono tornati di moda, così tanto che ora anche Lucia è piena di loro libri, pupazzi e persino un paio di magliette.









Si sa, fai leva sul genitore perché acquisti oggetti amarcord per i propri figli.

Così mi ritrovo a rileggere i libri di Barbapapà con occhi da adulto... e "resto di stucco" di fronte al pensiero radical-ambientalista-hippie-antimoderno che lo ha generato. Premessa: negli anni 70 in cui sono stati scritti le cose erano diverse. Lo scopo era educare le nuove generazioni all'amore per la natura e a proteggere la terra. Ma se si guardano bene, i Barbapapà sembrano una versione per bambini di una comune di hippie.
Una comune hippie vagamente sessista.

I Barbapapà vorrebbero vivere in una vecchia villa abbandonata, occupata abusivamente e dipinta a colori vivaci, ma arriva il piano regolatore a costruire dei palazzi nuovi.
Offrono loro un appartamento, ma a loro vivere nel grattacielo non piace.
I Barbapapà detestano la città.
Allora costruiscono una villa fatta di Barbaplastica (wtf?) su una collina. E piantano il loro orto.
I Barbapapà probabilmente sono vegetariani perché mangiano solo frutta e verdura e uova.
Ma arrivano le ruspe a scacciarli anche da lì: si chiama abusivismo edilizio, Barbapapà.
Ma loro lanciano contro le ruspe delle palle di Barbaplastica incandescente (wtf?) che li fa andare via.



In altre storie:

I Barbapapà vanno a scacciare dal mare le brutte navi che inquinano.
Mi piace come negli anni '70 fosse ancora chiara la separazione tra i cattivi che inquinano e i buoni che sono ecologici.




I Barbapapà vanno a scacciare i cattivi cacciatori che vogliono fare una pelliccia di ogni animale sulla terra.



I Barbapapà si rompono le palle della terra inquinata, salgono su un razzo e vanno su un altro pianeta più verde e pulito insieme a tutti gli animali.
L'uomo si sente solo e triste senza gli animali, allora pulisce tutto e inventa l'energia pulita e i mezzi pubblici. Così Barbapapà e tutti gli animali tornano sulla Terra.
wtf? 

I Barbabapà ricevono per Natale degli animali esotici in regalo, ma li riportano nella loro terra madre perché gli animali devono stare liberi nel loro ambiente.

Ecco, i Barbapapà sono dei radicali ambientalisti figli dei fiori.
Gente moderna, insomma.

Però...
Però hanno chiaro il ruolo della donna nella famiglia.
Barbamamma cucina e pulisce e rassetta.
I figli maschi hanno la passione della scienza, la natura lo sport, l'arte.
Le figlie femmine? Beh, ovviamente... la bellezza, la danza, le collane, la musica, i libri.

Insomma, radicali e moderni ma mica troppo, signora mia. Che le donne in casa devono stare.

Detto questo, è impossibile non innamorarsi delle illustrazioni ricche di dettagli e dei bellissimi spaccati dell'interno di case e del terreno.


E voi a quale Barbapapà volevate assomigliare di più? Da brava secchiona, io puntavo a Barbottina... Lucia invece (inspiegabilmente, visto il grado zero di profumi e cotillion a cui viene sottoposta) punta a Barbabella!

venerdì 15 maggio 2015

Un giorno al Lido

Abitiamo a un chilometro dal lago e non lo sfruttiamo mai abbastanza. Aspettiamo che arrivi il weekend per andare sempre altrove, Italia, estero, Svizzera interna, perché sotto sotto Lugano ci sembra noiosa.

Invece ogni tanto dovremmo prenderci un giorno per apprezzare i pregi della cittadina che ci ospita, soprattutto con l'arrivo dell'estate che ne tira fuori il meglio.

Come ad esempio ieri. Giorno di festa per la Svizzera, Ste che va in giornata a visitare Expo, io con Lucia e mia mamma e fuori un bel sole e caldo primaverili, molto fuori stagione.

È la giornata da spiaggia.



La pupa è già sveglia dalle 7.30 e non vede l'ora di uscire. Ha fatto la borsa la sera prima e mentre io preparo panini, insalata, teli e giochi vari mi saltella intorno tutta felice.

Arriviamo al Lido di Lugano che sono le 10.30 e il sole già splende.




Il Lido di Lugano è una struttura del 1928, piena di dettagli vintage, con una spiaggia di sabbia chiara e fine, cabine, tanto prato e tanti alberi, e soprattutto quattro piscine meravigliose: la classica olimpionica per chi vuole fare una nuotata, quella dei tuffi per i coraggiosi, con trampolini sempre più alti, quella "da puccio" per i non nuotatori, e una gigantesca piscina per bambini con scivoli, getti d'acqua, tunnel, cascate e fontane.



Dentro il Lido c'è un bellissimo bar ristorante con divani coloniali e baracchino chiringuito, che d'estate è aperto al pubblico per aperitivi sulla spiaggia e cene al fresco. Anche qui, un pezzo di estate dietro casa.

Entrare al Lido è come varcare una porta magica, soprattutto per me che a queste cose da città balneare non sono abituata. Fuori, la gente normale, dentro la vacanza. Appena entri ti arriva al naso l'odore del legno scaldato dal sole e quello del prato bagnato mischiato al cloro e alla crema solare. Di sottofondo senti anche il profumo delle patatine fritte e della macchina dei popcorn.

In un istante ti senti al mare, in vacanza, lontano da lì.




Lucia si diverte tutto il giorno, senza mai fermarsi neanche per una nanna. Gioca con la sabbia, costruisce piscine sul bagnasciuga, gioca nella piscina dei bimbi insieme ai suoi amici dell'asilo. Io e mia madre di stendiamo sui lettini vista lago, nella zona più all'ombra e tranquilla, e ci godiamo la giornata.



All'ora di pranzo divoriamo panini, insalata di ceci, frutta, e poi ci sdraiamo sui lettini a riposarci. Mangiamo ghiaccioli e granite come se fosse Ferragosto. E invece siamo a Lugano, a casa, a pochi metri dal nostro palazzo, ed è incredibile. Perché non lo facciamo più spesso?

Arriva l'ora di tornare, Lucia è recalcitrante ma stanca morta. Arrivati a casa giusto il tempo di fare una doccia prima di spalmarsi sul divano, completamente cotte. Io mi metto il doposole sulle spalle, perché nonostante la protezione 20 SPF mi sono bruciata la schiena, a furia di stare in piedi a bordo piscina.


Lucia ci fa promettere solennemente di tornare altre volte al Lido. E visto il successone, ci contiamo tutti quanti!


Lido di Lugano
Via Lido - 6900 Lugano
Tel +41 58 866 68 80
Email sport@lugano.ch 

Biglietti e abbonamenti (pdf)

Giorni e orari di apertura
  • Maggio: lu-do 09:00-19:00
  • Giugno, Luglio e Agosto: lu-do 09:00-19:30
  • Settembre: lu-do 09:00-19:00
Aperture speciali
  • Piscina olimpionica aperta dalle ore 7:00 con entrata da cassa Foce
  • Dal 23 giugno al 27 agosto il martedì e il giovedì apertura fino ore 20:30

mercoledì 13 maggio 2015

Muffin alle fragole fresche





 Quando Lucia si sveglia dalla pennica della domenica, è tutta arruffata e accaldata, e ti guarda con aria torva dal letto.


"Io per merenda voglio la torta alle fragole"

E io provo a spiegarglielo, che la torta ci impiega una vita a farsi, e soprattutto non ho mai fatto una torta alle fragole in vita mia. Lucia mi guarda con l'aria di chi sta parlando a una deficiente.

"Ma mamma, è facile fare una torta alle fragole! Prendi la farina, il latte, le uova, le fragole, e fai la torta!"

Ho in casa una piccola Nigella e non lo sapevo.
Eccoci qui dunque, qualche minuto dopo, Lucia ancora mezza addormentata ma in piedi vicino a me sullo sgabello da aiutante in cucina. L'ho convinta a fare le "tortine" con le fragole, che ci mettono meno a farsi.

Muffin alle fragole fresche

Ingredienti
per 12 muffin

60 ml Olio di semi di girasole
120 ml Latte intero
1 Uovo
1 Pizzico di sale
1/2 Bustina di lievito vanigliato (circa 9 g)
100 g Zucchero di canna
220 g Farina 00
150 g Fragole fresche

Preparazione

Lavate e pulite le fragole. Tagliatele a pezzettini.
In una ciotola mischiate gli ingredienti liquidi: prima olio, poi latte, poi uovo. Sbattete leggermente con un frustino.
In una ciotola più grande mischiate gli ingredienti secchi: sale, lievito, zucchero, farina.
Buttate le fragole nel composto secco in modo che si infarinino per bene.
Aggiungete la ciotola con gli ingredienti liquidi e amalgamate.
Foderate lo stampo per muffin con i dischetti appositi di carta.
Mettete l'impasto a cucchiaiate nei 12 stampi.
Infornate a 190° per 25 minuti o fino a che lo stecchino non risulta asciutto.

Fare raffreddare almeno 10 minuti prima di servire.

Deliziosi e pronti in poco poco tempo.

lunedì 11 maggio 2015

La verità, vi prego, sui prodotti nostrani

In Ticino la parola nostrano piace.
Se ne riempiono tutti la bocca.
Nostrano è la versione ruspante di "local", o come piace in Italia, "a chilometro zero".
Il ticinese comprerebbe qualsiasi cosa, purché ci sia sopra il bollino "nostrano". Non per niente il marchio Ticino, un bollino con lo scudo del cantone, è una caratteristica molto ambita per i prodotti. Lo so perché è un campo in cui lavoro io, e ho litigato per mesi, con il comitato "marchio Ticino", perché il proprietario del birrificio voleva assolutamente il bollino sulle nostre bottiglie di birra. Perché altrimenti la birra non vendeva, e a modo suo aveva ragione.
Basti vedere campagne della GDO meravigliose come "Nostrani Dentro" di Migros o "La Mia Terra" di Coop.
Io col tempo ho imparato ad accettare, questa deformazione tipica del posto in cui vivo. Questa simpatica ritrosia a provare cose "non di qui". Questa adorabile persistenza del vivere in modo autarchico e retrogrado.
Poi però vado al supermercato Coop Resega a comprare delle cibarie, e mi cade l'occhio qui


Lo vedete anche voi vero?
Cetrioli nostrani.
Spagna.
Serra.
Ah. E allora spiegatemi, nostrani in che senso? Nostrani per coglionare il compratore del supermercato?
Nostrani perché, per uno spagnolo, sono prodotti local?
Sorvolerò sul fatto che in Italia i cetrioli costino € 1,00 al chilo, quindi 1/4 di quanto li paghiamo qui in Ticino. Però eh cara signora, qui sono cetrioli nostrani. Mica come i suoi cetrioli italiani che chissà da dove arrivano.
Ehm, veramente...
Sarà mica che nostrano è la coperta di Linus che usano per fare stare tranquilli i clienti locali?

giovedì 30 aprile 2015

Con la valigia sempre aperta

Viviamo così in questo periodo.
Con la valigia sempre aperta in un angolo della stanza.
Non c'è tempo di svuotarla e fare il bucato che subito ripartiamo.




Due giorni a Zurigo, a fare i turisti in Svizzera.
Con annessa visita a San Gallo e alla meravigliosa biblioteca dell'Abbazia, e ovviamente visita allo Zoo di Zurigo. Perché abbiamo scoperto che Zurigo ha uno zoo meraviglioso, e anche noi ci esaltiamo tanto quanto Lucia a vedere gli animali e scoprire la natura.
L'emozione di entrare da Jelmoli e vedere che hanno una sezione di prodotti di Fortnum & Mason. Poter riportare a casa un po' di confezioni di the e un pezzo di Londra. Solo questo vale il viaggio.





Tre giorni a Scardovari per Pasqua, perché nonostante il dolore della perdita Scardovari è casa nostra, la nostra famiglia, il nostro sangue, e mai avrei pensato di affezionarmi così tanto alle lagune, le lingue sabbiose, il tempo che non perdona, gli innumerevoli cani e la costante, affettuosa accoglienza che ritroviamo ogni volta.
Scardovari ha l'odore del mare che entra in ogni angolo, il vento che fischia tra le imposte, la familiarità di un eremo in cui rinchiudersi e sentirsi lontano dal mondo, dalla quotidianità, da tutto e tutti, incredibilmente e meravigliosamente isolati e felici.




Quattro giorni a Milano dalla madre, che si è operata di cataratta.
Una operazione di routine, dicono, ma comunque non una passeggiata quando ti toccano gli occhi. E io che per qualche giorno ritorno ragazza, senza marito e figlia, nella casa di mia madre dove ci si sente subito a casa, con gli odori e i ricordi familiari. Milano che è sempre viva e sporca e stupenda. Il mio computer sul tavolo del salotto e lavorare fino a tardi, la notte, con la compagnia di un bicchiere di amaro e lo sferragliare del tram sotto le finestre.





Un giorno, al volo, a Lucerna.
Per visitare il Museo dei Trasporti, nostra grande passione.
Treni, aerei, macchinari, Lucia al massimo del divertimento.
Adoro Lucerna, una città che sembra sempre felice e in pace con se stessa. Ha i monti, il lago, la natura, i battelli, dei paesaggi meravigliosi. È una versione più grande, moderna e bella di Lugano. A volte mi dico che mi piacerebbe andare a vivere a Lucerna, che mi troverei bene in questa città.

E oggi?

Oggi altra valigia, pit stop a Milano e un altro treno da prendere.
Stavolta puntiamo al Sud, mentre tutto il mondo viene a Milano noi scappiamo e andiamo vicino a Benevento, nel paese da cui veniva mio nonno, a ritrovare un altro pezzo di famiglia.

Perché in fondo che gusto c'è a restare fermi? Come dicono, "A rolling stone gathers no moss", e noi di muffa in questo periodo sicuramente non ne faremo.

martedì 14 aprile 2015

Disney Princess dal vivo

Alla frase "vediamo un film?" si scatena.
Inizia a elencare titoli, nomi, personaggi, fino a che non si trova qualcosa che vada bene a tutti.
Si carica il film e la mamma schiaccia play.
Inizia la proiezione.
E inizia la performance.
Sì, perché Lucia non è la bimba che osserva passivamente, spalmata sul divano, un cartone della Disney. Oh no. Lucia è interattiva. Empatica. Vive anche lei le emozioni sullo schermo.
Quando guardiamo La Bella e La Bestia corre in camera a infilarsi improbabili vestiti a balze e trascina Ste in un ballo romantico.
Quando guardiamo Frozen scatena immaginarie tempeste di ghiaccio e lancia la sua corona dall'altra parte della stanza.
Quando guardiamo Il Libro della Giungla chiacchiera con il gigantesco peluche serpente dell'Ikea, chiamandolo Ka.
Ieri abbiamo guardato La Bella Addormentata. È corsa a mettersi le ali da fata, il cappello, la bacchetta. Ha decretato che lei era Flora e io Serenella. Il papà era Malefica, oppure il principe Filippo, a seconda del momento. Ha lanciato incantesimi e fatto torte e vestiti con la forza della magia. Ha salvato il principe Filippo dalla perfida Malefica. Si è trasformata nella Bella Addormentata giusto sul finale, per farsi baciare dal principe e poi ballare con lui un valzer in mezzo al salotto mentre scorrevano i titoli di coda.



Insomma, è come vedere una versione junior del Rocky Horror Picture Show.

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