lunedì 9 marzo 2015

Les Poissons

Domenica mattina salto veloce al supermercato. Ste è a casa con la pupa.

ALittaM getta un occhio al bancone del pesce, sempre ben fornito. Eccoli là, due bei branzini. A un prezzo stracciato. Li mette nel carrello.

Sera. Ste apre il frigo e vede i pesci.
"Evviva, li facciamo al forno. Preparo il mix di erbe da mettere nella pancia."
"OK," fa ALittaM "Ricordati che vanno puliti."

Silenzio.
Ci guardiamo negli occhi.
Non abbiamo mai pulito un branzino.
Oddio, abbiamo eviscerato, decapitato, lavato e infornato centinaia di sarde (nostra passione assoluta), ma un branzino mai. Ce lo hanno sempre venduto pulito.

E adesso?
Ste si eclissa con la scusa di fare il bagno a Lucia.

Resto io sola con le bestie.
Metto guanti, rimbocco maniche.
Guglo come una disperata, guardo i video, annuisco.
Ce la posso fare.
Al massacro.

Mi sono infilzata le dita con le fottute pinne del branzino, che evidentemente le usa come armi di attacco ninja. Ho praticato tagli e sforbiciato panze. Ho strappato branchie. Ho agganciato con le dita strane interiora scivolose e puzzolenti. Ho strofinato e strofinato fino a che non c'erano più squame sui pesci, ma in compenso le squame erano dappertutto, sul lavello, la parete della cucina, i guanti, il grembiule. Persino tra i miei capelli.

Mi sono sentita una anatomopatologa di professione, una via di mezzo tra Kay Scarpetta e Molly Hooper.

Mi sono chiesta come mai nei video di YouTube il branzino lo puliscono in 30 secondi netti e io dopo 5 minuti stavo ancora cercando di strappare non so che pezzo di interiora che non voleva staccarsi.

A un certo punto mi sono messa a cantare la canzone del cuoco della Sirenetta, perché il pesce è un alimento sano e leggero ma la preparazione del pesce è una cosa truculenta assai.




E comunque alla fine, con erbe provenzali, limone e aglio e con abbinate patate lesse e spinaci al burro, questi due stronzi di branzini erano proprio buoni.

giovedì 5 marzo 2015

In difesa di Peppa Pig

Qualche mese fa vi avevo deliziato di un post dedicato a Peppa Pig. Era entrata nella nostra vita ed era diventato l'unico vero amore di Lucia.

Peppa è rimasto uno dei grandi amori della nostra pupa. Uno di quelli che si guardano quando ci vogliamo rilassare un po'. Una presenza così forte nella nostra quotidianeità da diventare un inside joke quando citiamo o imitiamo alcuni personaggi o alcuni episodi. È diventata persino la fiaba della buonanotte, perché Lucia mi chiede a volte di raccontarle una storia di Peppa prima di dormire.

"Quanto detesto Peppa Pig." ha esclamato qualche tempo da una signora durante un corso al quale stavamo partecipando. Eravamo dediti tutti a imparare la sublime arte della calligrafia quando, tra una chiacchiera e un'altra, lei se ne esce con questa frase "Peppa Pig è orribile. È disegnata malissimo. Non ha prospettiva. Non ha il minimo di arte. È proprio diseducativa per i bambini."

Eh no.

E adesso mi trovi, bella mia.

Perché Peppa Pig, se mi permetti, è geniale.

Peppa è disegnata come disegnerebbe un bambino di cinque anni. Le ombre e le prospettive a cazzo, le braccia fatte a stecchino, i disegni stilizzati, i colori pastello. Sono elementi familiari e rilassanti per un bambino, perché sono come li farebbe lui.

Peppa è educativa. Perché nelle puntate di Peppa non c'è praticamente il minimo conflitto. Ci sono solo scene della vita di Peppa, in cui tutti si ritrovano. Quando vanno a fare la spesa, e il papà infila di nascosto una torta al cioccolato nel carrello. Quando nasce il cuginetto e vanno a trovarlo. Quando si va a scuola di danza. Quando i nonni vengono a fare i babysitter e si addormentano sul divano. Quando vanno in vacanza, al mare, in montagna, al parco giochi, al museo.

Sono storie semplici in cui qualsiasi bambino si ritrova, perché le vive o le ha vissute quotidianamente. E da quelle storie impara: impara che quando c'è vento i cappelli volano via, che al supermercato si fa la lista della spesa, che giocare è bello, che non si deve litigare con gli amici, che il fratellino piccolo va compreso e coccolato.

I genitori di Peppa sono dei grandi. Sono fermi, danno delle regole, ma non si arrabbiano mai. Non perdono mai la calma e il sorriso. Sono pasticcioni e un po' incasinati proprio come sei tu, genitore. Peppa e gli altri bambini sono dei bambini normali, a volte fanno disastri e chiedono scusa, a volte chiedono cose con insistenza, e i genitori spiegano loro perché questa cosa non si può fare.

Dimenticavo: tutto questo condensato in episodi di 5 minuti l'uno. Bellissimo.

Insomma, mi duole ammetterlo ma, dopo il mio iniziale dubbio, Peppa è un modello di comportamento per i bimbi in età prescolare. Molto meglio delle Principesse Disney o della orribile Casa di Topolino.

Una cosa però va detta: tanto è bellino il cartone quanto sono fastidiosi, onnipresenti, noiosi, costosi e inutili tutti gli accessori-suppellettili-giochi-riviste-uovadipasqua-vestiti-cazzatine varie a marchio Peppa. Lo stanno spalmando praticamente dappertutto. Ecco, queste cose evitatele.

E piuttosto prendetevi cinque minuti per guardarvi una puntata extra. Come questa, che ormai vi potrei raccontare a occhi chiusi, in cui la famiglia Pig va a fare la spesa!


domenica 1 marzo 2015

Contrabbandieri di carne (quasi)

Premessa: chi vive in Ticino ha la comodità di poter andare a fare la spesa nella vicina Italia. In molti lo fanno, soprattutto il sabato e la domenica.

Il perché? Potrete sicuramente arrivarci senza che ve lo spieghi. In Svizzera le cose sono carissime, soprattutto se sei un italiano che ha sempre avuto un occhio al volantino del supermercato. Ma su questo vi farò un post a parte. Non solo, se si vive in Svizzera si ha anche diritto al rimborso dell'IVA per una spesa di oltre 150 €, quindi già che si va in Italia a fare la spesa grande, tanto vale investire in un paio di bottiglie di vino extra e sforare il tetto del rimborso.

Premessa 2: chi compra cose in Europa non può portare tutto tranquillamente in Svizzera. C'è una franchigia, ovvero un limite di cose permesse senza dazio. Ad esempio, 1 Kg di burro o crema, o 1 Kg di carne a persona.

Appunto, 1 Kg di carne.

Premessa 3: Circa un mese fa, il blocco sul cambio Euro / Franco, che prima era imposto dalla Banca Nazionale Svizzera a 1,20, è stato tolto. Nell'arco di una mattina, il Franco si è svalutato di 20 punti nei confronti dell'Euro, rendendo tutte le merci prezzate in Euro spaventosamente a buon mercato nei confronti di chi guadagna in Franchi.

Risultato: alla dogana Svizzera la Polizia sta con i occhi ben aperti. Soprattutto la domenica pomeriggio. Soprattutto quando vede una famiglia che ritorna da Como con la macchina carica di spesa.

Tipo, noi.

Esterno, giorno. I vostri eroi si avvicinano alla dogana di Brogeda. C'è un po' di coda. Ste è irrequieto.
"Facciamo l'altra dogana" dice, indicando l'ultima uscita italiana che porta alla dogana Chiasso città, dove c'è meno gente.
"No," insiste la vostra eroina ALittaM, con fare vago "Meglio passare da qui. C'è meno possibilità che ci fermino."
"Perché ci dovrebbero fermare?"
"Bbmnpdicrnedtrpp..."
"Eh?"
"Abbiamounpdcrndtrpppo."
"..."
"Abbiamo un po' di carne di troppo."
Silenzio in auto. Ste assume l'espressione da Ho sposato una criminale.
"Quanta? Quanta carne hai comprato al Bennet?"
"Non lo so, un po', del manzo, qualche fettina, ho fatto scorta di petti di pollo, e poi c'era la trita in offerta a 5 € al chilo, hai idea di quanto costa in Svizzera? Volevo fare il ragù..." il mio delirio si spegne in un mormorio imbarazzato.
"Ok. Niente panico. Siamo in tre. Bastano tre chili. Avrai mica comprato più di tre chili di carne."
Silenzio.
"Non lo so Ste, dipende se nel chilo a persona rientrano anche le vaschette di prosciutto e i wurstel di pollo e il ragù Star e..."
"Ohmioddio! Ma che è? Tutta oggi? Tutta oggi la dovevi comprare la carne?!"

Nel mentre ci siamo avvicinando alla Dogana. Abbiamo fatto il tax free. Io sono tranquilla, non ci hanno mai fermato a Brogeda in sette anni che facciamo la spesa in Italia, non ci fermeranno certo oggi.

E invece ci fermano.

Il poliziotto svizzero sorride.
Noi sorridiamo tipo Stregatto.
Lui chiede quanta carne abbiamo.
Noi abbozziamo un "Boohhhh, un po'... non troppa... non siamo stati a contarla... il giusto ecco."
Ste non perde la calma.
Io mormoro "Cazzocazzocazzocazzo". Ste apre il bagagliaio e fa vedere il bottino al poliziotto. Io già mi immagino la faccia con cui racconterò a tutti la multa che ci hanno fatto per contrabbando di carne.
Il poliziotto somma il peso di tutta la carne... il limite per passare è 3 Kg.
Il totale di carne è 2,90 Kg.
"Ottimo" dice il poliziotto soddisfatto, e ci fa entrare in Svizzera.

Si è sentito il gigantesco sospiro di sollievo che abbiamo tirato? Io credo che si sia sentito fino a Locarno.
"Che culo" è stato il laconico, ma sentito commento di Ste.

giovedì 26 febbraio 2015

SOS






Quei periodi da SOS.


Che arrivi alla sera e hai un groppo in gola di stanchezza, frustazione e anche un filo di disperazione.

Giornate in cui esci presto la mattina, giri come una matta tutto il giorno, e comunque torni tardissimo la sera.

Intere settimane in cui la tua famiglia viene sfamata da barattoli e surgelati. Cene a base di sughi pronti Barilla, wurstel e purè istantanei. Merendine confezionate e succhi di frutta nel brik per colazione e merenda.

La spesa fatta di corsa, in un ritaglio di tempo tra una commissione e l'altra il sabato.

I conti da fare tornare, le lettere che si accumulano, le bollette in ritardo, i clienti da soddisfare, i fornitori che sbraitano.

Giorni passati attaccati al telefono e alle mail, o in macchina. La batteria che non tiene, come la tua pazienza si assottiglia ogni giorno di più.

E a te sembra di non riuscire mai a fare abbastanza.

Che quando prendi due giorni di vacanza arriva un lavoro urgente all'ultimo minuto, ed è comunque una benedizione perché il lavoro è sempre gradito, anche se devi lavorare fino all'una di notte e appena sveglia la mattina.

E sul più bello si aggiungono i guasti, i contrattempi, il nervoso.

I soldi, c'è sempre bisogno di soldi, non importa quanto uno ottimizzi e risparmi. La difficoltà di non potere fare quello che devi fare perché non hai i soldi per farlo è una cosa che ti paralizza. Ci si sente una barca ferma in mezzo al mare in attesa che riprenda il vento.

Il sonno, che dovrebbe farti da ristoro, tutt'a un tratto si nega, diventa meno importante di altre cose che ti sembrano vitali, come ad esempio due pagine extra di un libro o 20 minuti di un film. Perché la verità è che a volte è difficile addormentarsi, se i pensieri e le preoccupazioni non riesci a zittirli. E a volte saltano fuori a salutarti non appena riemergi dal sonno, anche nel cuore della notte, anche alle prime luci dell'alba.

Sono periodi, sicuramente, le cose si aggiusteranno e si devono aggiustare. Ci sono anche notizie buone, ma al momento non riesco a pensare a quali siano.

giovedì 19 febbraio 2015

Quando la pupa è in vacanza

Succede di nuovo: la pupa sta per una settimana a Milano dalla nonna.

ALittaM e Ste ormai non parlano più di mancanza di prole, né di quanto sia bella la loro bimba.

Oh no.

Ormai siamo pronti e rodati ai giorni da scapoloni che ci aspettano quando Lucia è dalla nonna.

Fase 1: addio a tutti i cibi vagamente sani. Da tre giorni mangiamo pasta con sughi pronti, wurstel, formaggi improponibili, cibi piccanti, schifezze di ogni tipo.

Fase 2: addio al bon ton. Sul divano in tuta, un vassoio sulle gambe. Televisione accesa e bottiglia di birra in mano.

Fase 3: produttività alle stelle. Perché senza Lucia si guadagnano preziosi minuti la mattina, intere mezzore la sera. Anche quando lavoro da casa, mi sembra incredibile non avere una bimba che mi scorrazza intorno e mi chiede ogni 5 minuti "hai finito?"

Fase 4: a pieno regime. Le parolacce, le parolacce. Oh, quanto adoro le parolacce. Vivere una vita di censura con la pupa è faticosissimo, per una sboccata come me.

Fase 5: discorsi seri. Le vacanze, il mutuo, le commissioni. Cose di famiglia, di lavoro, problemi di contabilità. Possiamo finalmente parlare per tutta una sera di cose da adulti senza una vocina che ci interrompe per raccontarci il suo ultimo personaggio inventato o una puntata di Peppa Pig.

E poi arriva lei.

La nostalgia canaglia.

La mamma ci videochiama perché Lucia ha i lacrimoni e chiede di noi. Lucia si spalma con un sorriso sullo schermo e dice "Mammmaaaaaa ciao! Posso entrare nell'iPad? Posso venire lì con te?" E tutt'a un tratto la vita da scapolona ti si sbriciola intorno, e vorresti entrare anche tu nell'iPad e toccarle le manine appiccicose e le guance lisce, odorarle i capelli un po' sudati e strizzarla in un mega abbraccio. E poi farsi raccontare qualcuna delle sue storie strampalate.

Pupa adorata, questi giorni senza di te sono belli ma non c'è niente di paragonabile alla gioia di averti qui con noi. Dai che manca poco!

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