venerdì 30 novembre 2007

Questa settimana

Questa settimana è stata molto pesante.
Questa settimana è iniziata con l'addio della mia collega preferita, con la quale parlavo e mi confidavo sempre, e con la mia triste realizzazione del fatto che senza di lei l'ufficio è diventato improvvisamente molto meno interessante.
Questa settimana è anche iniziata con il Grande Capo che mi ha preso da parte e mi ha fatto un discorso che aveva questo come significato:
Ho notato che in questo periodo sei un po' triste e distratta. Capisco che adattarsi ai cambiamenti sia difficile, ma non perderti d'animo e ricordati che puoi sempre fare affidamento sui tuoi colleghi.
ma che a parole suonava più o meno così:
Figlia mia, lamentarsi meno e sgobbare di più.
Questa settimana è proseguita con una serie di lavori uno più lungo, complicato, intuile o noioso dell'altro che mi piovevano dall'alto come le navicelle nel livello più difficile di Space Invaders (presente?).
Questa settimana è stata intervallata da lunghe sessioni di AcquaGym e idromassaggio, necessarie al mantenimento della mia salute mentale.
Questa settimana è stata piena di pasti leggeri e delicati, a parte una fetta gigantesca di gattò di patate della mamma che ho divorato una sera in cui ero proprio giù: ahhhhh, il miglior anti-depressivo al mondo (dopo la frittata di pasta).
Questa settimana ha anche visto la comparsata di Ste in partenza per un convegno mercoledì, evento che mi ha aiutato a rimettermi in sesto.
Questa settimana ha anche visto il Grande Capo guardarmi con sempre più interesse: se lunedì il suo volto mi comunicava sgrunt, stamattina mi comunica meglio, meglio.
Questa settimana grazie al cielo finisce alle 15.30 di oggi.

domenica 25 novembre 2007

Ev'ry Time We Say Goodbye



Everytime we say goodbye, I die a little,
Everytime we say goodbye, I wonder why a little,
Why the Gods above me, who must be in the know,
Think so little of me, they allow you to go.
When you're near, there's such an air of spring about it,
I can hear a lark somewhere, begin to sing about it,
There's no love song finer, but how strange the change from major to minor,
Everytime we say goodbye.

(Cole Porter)
La domenica sera, quando un'auto ritorna a Lugano portandosi via una certa persona, penso spesso a questa canzone.

venerdì 23 novembre 2007

Caffeina Amore Mio


ALittaM beve quattro caffè al giorno. A pranzo quando può beve CocaCola, quando non può beve CocaCola Light. Il gelato preferito di ALittaM è la Coppa del Nonno. Durante la quaresima ALittaM rinuncia per fioretto al caffè e si trasforma in un animale lagnoso e irascibile.
ALittaM invece che "marrone" dice "color caffè".
Quando ALittaM ha trovato questa foto scattata il giorno prima del mio compleanno, si è fatta strane idee sulla nascita di questa sua dipendenza.
I suoi l'hanno rassicurata sul fatto che
ti avevamo dato la caffettiera per farti giocare con qualcosa mentre preparavamo da mangiare
ALittaM ci crede poco.

martedì 20 novembre 2007

Confiteor

E' arrivato il momento di confessare i miei peccatucci di gola.
Eh sì, perché a leggere questo blog la gente potrebbe farsi un'idea sbagliata: che sono a dieta, che vado due volte alla settimana in piscina, che sono morigerata. Che sono una di quelle milanesi alla moda tutta insalata e fitness e Coca Light.
Non sanno invece che il mio piacere principale della vita, appena ne ho modo, è ingurgitare porzioni da camionista di cibo sostanzioso, saporito e preferibilmente cosparso di formaggio. Farmi servire piatti pantagruelici e divorarli senza battere ciglio tra i visi sconvolti dei miei commensali. Smaltire il tutto con una lunga pennica e poi riprendere a mangiare appena possibile.
Ecco quindi l'occasione per vuotare il sacco e farvi un bel confiteor con tutti i peccati di gola dello scorso weekend.
Giusto per ricordarvi che ALittaM, come recita la descrizione in alto a destra, è una buona forchetta a dieta ma principalmente una buona forchetta.

Confiteor 1: Venerdì a cena

Arrivata a Lugano dopo un'ora e mezza di Cisalpino deserto e freddo. L'aria del lago invoglia a mangiare qualcosa di caldo. Raggiungiamo un ristorantino in centro, dove io senza neanche guardare il menu dichiaro:
"Risotto alla parmigiana con luganega al cartoccio"
Il mio super-ego-a-dieta sussulta nel sentire questa frase. Ma non eravamo a regime alimentare ridotto? Lo zittisco con un bicchiere di barbera.
I vicini di tavolo, svizzeri tedeschi, sgranano gli occhi all'arrivo del piatto: una montagna di risotto cremoso su cui troneggia una salsicciotta lucida e saporita. Io sorrido, afferro la forchetta e mangio.

Confiteor 2: Sabato a pranzo

Penne con zola e noci al Manora. Non si può resistere. Il mio super-ego-a-dieta mi sussurra allibito di ordinarne per lo meno una porzione piccola. E meno male: mi arrivano circa 150 grammi di pasta. Chissà la grande che cosa sarebbe stata.

Confiteor 3: Sabato a cena

Suvvia, fuori fa freddo, la casa è tanto calda e piacevole: cuciniamoci qualcosa.
Tagliatelle al pesto e, per antipasto, un sacchetto famiglia di nuvole di drago. Il mio super-ego-a-dieta tace, probabilmente ancora occupato a digerire il pranzo. Ah, dimenticavo: una bottiglia di Menabrea. Goduria.

Confiteor 4: Domenica a pranzo

Invito a casa della mia amica-collega Francesca, la quale 1) è di Roma 2) cucina da Dio. Il risultato si può immaginare: maccheroni all'amatriciana (da svenire) con olio al peperoncino e pecorino e cotolette alla valdostana con funghi e emmenthal. Dolce: panettone delle Tre Marie Tuttuvetta (portato dalla sottoscritta che detesta i canditi).

Il mio super-ego-a-dieta ha ormai perso ogni voce: è rannicchiato in un angolo e singhiozza.
Si è ripreso solo lunedì mattina al ritorno in ufficio, quando mi ha fatto promettere di non fargli più passare un weekend del genere. Io l'ho promesso, ma sapevamo entrambi che mentivo.

domenica 18 novembre 2007

Il lago e io

Sabato mattina Ste ha una riunione.
Si veste senza fare troppo rumore nel monolocale mentre io lo guardo dal letto con gli occhi socchiusi.
Alle 8.30 esce; io emergo dal piumone mezz'ora dopo.
Mi vesto, mi avvolgo nel cappotto, sciarpa, cappello e affronto la mattina luganese.
L'aria è fredda, cristallina, il sole splende brillante. La città è indaffarata ma rilassata. Raggiungo il parco Ciani e lo attraverso, incrociando nel cammino gente che porta a spasso il cane, giovanotti che fanno jogging, turisti con macchine da presa, ragazzini alla moda e sciure di vario genere.
Cammino col mio solito gran passo affrettato e nervoso alla milanese, ma mi rendo conto presto che non è necessario: in questa mattina di calma e relax non ho posto dove andare, non ho commissioni da intraprendere, non ho scadenze e orari. E' sabato mattina e io ho finalmente del tempo tutto per me.
Così raggiungo una panchina del lungolago, subito oltre il parco, di fianco alla statua di Guglielmo Tell e alla scacchiera gigante, e mi siedo.
Estraggo l'Ipod dalla borsa e mi lascio inondare le orecchie dalla Sonata per Pianoforte # 11 in La maggiore di Mozart, suonata dalle mani magiche di Mitsuko Uchida.
Poi chiudo gli occhi contro il sole di Novembre e mi lascio scaldare la faccia.
Pian piano se ne vanno il cappello, la sciarpa, si slacciano i primi bottoni del cappotto.
E me ne resto nel silenzio della pace di un sabato mattina a guardare il lago con gli occhi chiusi.

Il lago ed io
Il lago ed io (c) ALittaM, 2007

martedì 13 novembre 2007

Copriti che fa freddo!

  1. Una sera di vento gelido +
  2. Uscire da Acquagym coi capelli un po' umidi +
  3. Non aver portato il cappello =
  4. Colpo di freddo.

Oggi ALittaM si è svegliata alle 6,30 con un mal di testa lancinante, che partiva dalle reni, risaliva la schiena, attanagliava le spalle e si inchiodava alla tempia sinistra. Si è infilata al volo dei jeans e un maglione e ha fatto colazione con una tazza di the, mezza fetta biscottata e un Aulin. Poi ha inforcato la Smart (ché la Smart è così piccina che sembra di inforcarla come una bici), ha messo a palla il riscaldamento e della musica allegra e se n'è andata al lavoro con il cappello di lana ben calcato in testa.

Ora se ne sta in ufficio con una sciarpona di lana rossa su spalle e collo e si sente una carriola. I colleghi, quelle bestiole irriverenti, le passano accanto e le dicono "Nonna! Vuoi anche lo scaldino?"

Sgrunt.

mercoledì 7 novembre 2007

Dialoghi notturni

Scena. Interno notte, ore 23.10. A apre la porta della
camera.


a) Sei pazza a tenere la musica così alta? Sono le 11 passate, si sente in tutto il palazzo!
b) Dai, è una canzone bellissima, non è tanto tardi.
a) Ma che canzone bellissima, è pure un DVD: spegni e dormi che domani ci si sveglia presto.
b) Senti, col bambino del piano di sopra che piange tutta la notte avrò diritto a un po' di vendetta pure io, no?
a) Sì certo, questo è vero, ma ai poveri cristi del piano di sotto che si sentono il tuo rock sparato nelle orecchie non pensi? Loro non ti hanno fatto niente, poveretti.
b) Beh, in effetti...
a) E comunque se vuoi sentire la musica a palla di notte posso prenderti un paio di mega-cuffie.
b) No no, non importa. Dai, spengo. Buonanotte.
a) Buonanotte.

A chiude la porta della camera.

Ora, da questo dialogo potreste avere immaginato che ero io la persona che ascoltava la musica, e mia madre che mi faceva il cazziatone.
E invece no.
Era mia madre che si sparava un DVD dei Rolling Stones a tutto volume a tarda notte.
Mia madre più passa il tempo più ritorna alle sue radici rockettare. Se va avanti così, al compimento dei sessant'anni mi diventerà una groupie.

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