lunedì 28 aprile 2008

Ooh how rude!


Questa è la mia nuova cartolina del cuore. Seguita a ruota da lei e da lei.

Consiglio a tutti di farsi un giro qui e qui. Mi ringrazierete.

domenica 20 aprile 2008

A ognuno il suo

Sabato pomeriggio, ore 18. Ora della merenda.
I nostri due eroi si preparano ognuno le proprie cose a seconda dei gusti.
Da un lato del tavolo, quello con i libri di tedesco, compaiono fragole, succo di limone e zucchero.
Dall'altro lato del tavolo, quello con il portatile, compaiono patatine alla paprika e una weizenbier.

Ora indovinate, chi è la piccola tenera ALittaM e chi è il maschiaccio Ste?

Sbagliato.
La birra e le patatine alla paprika me le sono sparate io.
A volte mi stupisco persino io per quello di cui sono capace...

mercoledì 16 aprile 2008

Quelle serate così

In cui devi andare a un corso di acquagym con un'amica e siete entrambe bloccate nel traffico.
In cui vi incontrate, è tardi, vi guardate in faccia e dite "Vabbeh, rimandiamo a martedì e facciamo due passi".
In cui passeggi per Belfiore e Marghera e guardi le vetrine e parli di scarpe e vestiti e massaggi e diete e ricevimenti e coprispalla.
In cui parli, parli, parli senza smettere, senza neanche renderti conto del tempo che passa.
In cui in Marghera lanci un occhio e... ma non è mica Renato Zero quello dentro il negozio di elettronica?
In cui davanti alla Mondadori c'è una promoter che distribuisce mini-lattine di CocaCola Light.
In cui si mangia un sushi e un nabeyaki udon, ricordando i vecchi tempi.
In cui l'amica ti guarda negli occhi e nota, senza dire niente, l'amarezza e l'incertezza che ti nascondi dentro.
In cui si parla, sparla, ride, straparla, ride ancora fino a che gli addominali fanno male.
In cui si passeggia nell'aria freddina ma un po' meno del solito.
In cui è mercoledì, ma sembra sabato.
Insomma, ce ne vogliono di quelle serate così.

lunedì 14 aprile 2008

Al seggio

Scrutatore perplesso "Signora, ma leggo che sua madre è del 1912... ecco, è sicura che abbia ancora la facoltà di intendere? Ha una certa età..."
Mamma di ALittaM rotea gli occhi.
Nonna di ALittaM, che ha sentito tutto "Ma non dica sciocchezze, giovanotto! Io abito in questo quartiere da sessant'anni e voto in questa scuola da prima che lei fosse nato. E ora poche storie e mi faccia entrare, che devo mettere una bella crocettina al Silvio."
Lo scrutatore fa una faccia Ecco, appunto...

venerdì 11 aprile 2008

Temporeggiamenti

“Ciao C., ho un bel regalo per te!”
La piccola C., otto anni, si illumina. La zia, ovvero Mamma di ALittaM, sfodera un pacchetto. Rettangolare.
“Oh!… È… è… un libro?”
Cocente ma educata delusione. Mamma di ALittaM è professoressa, nove volte su dieci regala un libro. C’era da aspettarselo.
“Non è un libro qualsiasi, sai, è Piccole Donne. Il mio libro preferito di quando ero bambina come te.”
“Ah… grazie…”
Sul volto di C. compare l’espressione Questa qui mi ha tirato la sòla.
“Facciamo così. Lo leggi quest’estate, e poi a Settembre mi dici se ti è piaciuto.”
C. rimugina un po’ su questa proposta e poi chiede con aria speranzosa:
“Ma a Settembre di che anno?”

giovedì 10 aprile 2008

In levare

C’è un momento particolare, quando sono al Conservatorio, che adoro più di ogni altra cosa.

L’atmosfera è quella tipica da Sala Verdi del martedì sera: un allegro miscuglio di avvocati e notai freschi di ufficio, impeccabili e perennemente abbronzati; professoresse in pensione, che si muovono a gruppi, vestite con colorata eleganza; studenti di musica chic, che per l’occasione hanno messo la camicia e le scarpe buone, e studenti di musica bohémien, con chiome al vento e borsoni di pelle; gli accompagnatori, portati lì a forza, che alla prima occasione abbassano discretamente la palpebra; gli intenditori, che annuiscono con saggezza per tutta la performance, come se l’avessero scritto loro quel pezzo.

E la musica, beh, quella è sempre immancabilmente bellissima, con picchi di emozione e piccole valli di melanconia, con fughe trascinanti che ti tengono sul bordo della (scomoda, tanto scomoda) poltrona e adagi morbidi che ti accarezzano dolcemente come guanti di velluto.

Ma c’è un momento, stupendo, che attendo ogni volta. È quel lungo istante sospeso quando le mani del musicista si sono fermate, quando sta ancora risuonando l’ultima nota, e il suono si sta spegnendo, ma non è ancora scoppiato l’applauso. È un momento di pura tensione in levare, in cui l’energia è nell’aria, è come una carica elettrica che sta per scaricarsi, la puoi quasi toccare. Un momento pieno di forza non espressa. Un momento da assaporare nella sua brevità, come una boccata d’aria prima di un lungo tuffo, prima dell’applauso che si riversa scrosciante subito dopo.

E come tutte le cose che ti toccano nel profondo, è dannatamente difficile da descrivere. È una cosa che sembra appartenere solo a te e, messa a parole, perde la sua potenza e diventa quasi banale.

lunedì 7 aprile 2008

E' accaduto davvero

Camminavo per la strada in una buia sera invernale. La giornata era stata lunga e pesante. Desideravo solo raggiungere la più vicina libreria e fare scorta compulsiva di libri.
Nelle orecchie mi ero piazzata le cuffie bianche dell'Ipod, con il chiaro intento di isolare ogni suono proveniente dal mondo esterno. K.T. Tunstall, Patti Smith, Mika, Ulf Lundell come compagni di viaggio.
Un ragazzino fa un gesto per fermarmi. Sui quindici anni, un po' alternativo, un po' petulante. Muove le labbra e ma musica copre ogni suono.
Mi tolgo una cuffia con aria un po' scocciata "Eh?"
"...millelire?"
Siamo pazzi? Elemosina? "Ma no!" esclamo scocciata, e proseguo infilandomi nuovamente l'auricolare. Non lascio scampo. Faccio solo in tempo a sentire un suo debole lamento mentre mi allontano.

Circa trenta metri dopo raggiungo l'incrocio con Via Millelire.
Uhm. Via... Millelire...
Forse mi stava solo chiedendo l'indicazione.
Tra l'altro non ci sono neanche più, le lire. Ora c'è l'Euro, rimbambita. Quello ti ha preso per una pazza.

Da qualche parte a Milano c'è un ragazzino che, prima di chiedere indicazioni, ha imparato a dire "Sa dirmi da che parte è..."
Da qualche parte a Milano c'è una ALittaM che, prima di dare ascolto a chi le parla, ha imparato a mettere in pausa l'Ipod.

venerdì 4 aprile 2008

Father and Son

E' imbarazzante rendersi conto a posteriori che se non fosse stato per questi qui:



non avrei mai conosciuto questa canzone:





(molto imbarazzante)
(beh sì, ho ascoltato anche i Boyzone, lo ammetto!)
(perché mi guardate tutti in quel modo? dove andate? tornate qui!)

Mi sun chi!

Che non è il nome di un ristorante cinese, ma dialetto per "Io sono qui".
Ho fatto questo interessante test e ho scoperto che sono notevolmente distante dalla stragrande maggioranza dei partiti, tranne uno. Del quale non avevo praticamente sentito parlare.
E quindi mi sono informata, e ho scoperto che trattasi di un partito che ha idee un po' da quel lato, un po' da quell'altro, sicuramente molto laiche. Il che mi sconfiffera.
Poi ho visto il loro sito e ho trovato una pubblicità che dice "Sono donna e sono incazzata". Il che mi sconfiffera ancora di più, perché io incazzata lo sono sempre, politicamente e non politicamente parlando.
Vedremo, vedremo. Poi magari nel segreto dell'urna finirò a votare la Lega, istigata dal diavoletto che ha tappezzato il mio quartiere di simpatici cartelloni (quelli con l'indiano, perlamiseria! Li avete visti? Quando sono comparsi ho rischiato l'incidente! Ma chi è che li pensa?). E voi non lo saprete mai!

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

(Voi avete già fatto questo test? Da che parte del calderone siete cascati?)

giovedì 3 aprile 2008

Ora legale, my ass

Basta quell'ora a farti sentire uno straccio.
La mattina la sveglia suona sempre troppo presto. La sera il sole non cala mai, mai. Si passa il giorno a sbadigliare, come tanti zombie. Hai fame nelle ore più strane. E come se non bastasse, due giorni di vento intenso che rendono tutti nervosi e tesi come corde di violino.
Se non fosse per le motivazioni ecologiche che ci sono dietro (le luci spente più a lungo, l'energia risparmiata, ecc.), avrei già mandato l'ora legale a quel Paese.

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