lunedì 30 marzo 2009

Melancolia, pioggia e Billie Holiday

Ieri pomeriggio ALittaM e Ste hanno preso il treno da Roma a Milano.

Quando i nostri due eroi viaggiano in treno, sia che si tratti di un'ora che di quattro ore e mezza, il loro arrivo al sedile prenotato equivale allo stanziamento di un piccolo esercito. Dagli zaini saltano fuori libri, riviste, quotidiani, bottiglie di acqua, biscotti, succhi di frutta, Ipod, auricolari, cuffie, libri di tedesco, quaderni, matite, penne, temperini e gomme.

Ieri pomeriggio era ideale da passare, se non a casa sotto una calda coperta, per lo meno nel bozzolo caldo del treno.

La Frecciarossa ha corso precisa e rapida attraverso le colline toscane, la pianura, ma soprattutto attraverso la pioggia incessante che pioveva da un cielo grigio e plumbeo.

ALittaM, stancatasi subito delle riviste, finito troppo in fretta il libro di turno, si è dedicata alla musica e all'Ipod, e ha inforcato con gioia le nuove cuffie grandi e morbide, lasciando che il lettore la cullasse con musiche scelte a caso ma, stranamente, perfettamente adatte al pomeriggio uggioso.

È bellissimo ascoltare Billie Holiday in questi pomeriggi di splendida melancolia, mentre sul finestrino scivolano gocce di pioggia come lacrime. Ed è in momenti del genere che mi rendo conto di essere strana, perché adoro le giornate uggiose, il freddo, la pioggia e le nuvole.

martedì 24 marzo 2009

Cous cous allo zafferano con pollo e verdure

Io di solito faccio così: leggiucchio su internet qualche ricetta, mi ispiro di qua e di là, poi la sera mi metto in cucina con i vari ingredienti e vedo cosa riesco a cucinare.
Il 90% dei casi la ricetta è buona, ma perfettibile. Il restante 10% mi riesce davvero bene.
Peccato che quando cerco di rifarla, dopo qualche settimana, mi sono immancabilmente dimenticata come avevo fatto la prima volta.
Per questo motivo da questa volta ho deciso di scrivermele sul blog. Almeno non rischio nemmeno di perdere il foglietto di carta su cui ho scritto la ricetta (è capitato, è capitato).

Ecco quindi la ricetta per il Cous Cous allo Zafferano con Pollo e Verdure. Facile, deliziosa, etnica ma non troppo.

Ingredienti per 2.
  • 1 petto di pollo
  • 1 zucchina
  • 2 pomodori
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio d'aglio
  • 200 g cous cous
  • 1 bustina di zafferano
  • 1 tazza di brodo vegetale
  • mix di spezie provenzali (o soltanto origano)
  • olio extravergine di oliva
  • peperoncino
  • sale e pepe
Preparazione.
  • Tagliare a striscioline il petto di pollo e cospargerlo ben bene con le spezie provenzali.
  • Tagliare a cubetti la zucchina e il pomodoro.
  • Sminuzzare la cipolla e l'aglio.
  • Fare soffriggere per un paio di minuti aglio e cipolla nell'olio, aggiungere i dadini di pollo e rosolarli, poi aggiungere le zucchine, i pomodori, un po' di peperoncino (se siete dei veri uomini, come me e Ste, mettetene tanto di peperoncino), una grattata di pepe, il brodo vegetale, coprire e fare andare per un 10-15 minuti a fuoco medio.
  • Nel frattempo mettere il cous cous in una ciotola insieme a un cucchiaio di olio, un pizzicone di sale e la bustina di zafferano. Coprire di acqua bollente, girare bene con una forchetta e lasciate riposare 5 minuti in modo che la semola assorba tutta l'acqua. Rigirare un'altra volta con la forchetta per sgranare bene. Eventualmente aggiungere altro olio per dare più morbidezza.
Pronto a tavola!

lunedì 23 marzo 2009

Cose che non capisco

Stavo scrivendomi nell'organizer del telefono la lista della spesa di domani. E ho notato che nel vocabolario T9 del Nokia non c'è la parola "peperone/i", nè "melanzana/e".

Però ci sono
  • ostracizzo
  • recriminatorio
  • valevole
  • veemente
  • soave
  • placebo
Sinceramente, ma chi le usa queste parole negli sms (o nella vita reale, se è per questo)?
È molto più probabile che si scriva "ricordati di comprare i peperoni" piuttosto che "io ostracizzo questo tuo placebo recriminatorio e veemente".

Secondo me questo vocabolario è stato scritto da un ingegnere cinquantenne che non fa mai la spesa e legge un sacco di libri dell'Ottocento.

E poi dicono che nel weekend uno si dovrebbe riposare

Venerdì sera ho guidato per un'ora e passa fino a casa, ho chiaccherato con la madre e la nonna, sono uscita, ho guardato qualche dvd, ho incontrato una decina di amici, abbiamo ordinato, ho consegnato le partecipazioni, abbiamo riso, chiaccherato, mangiato pizza e patatine fritte.

Sabato sveglia alle 7.45 che dovevo mettere le lenti a contatto per l'ottico. Visita dal fioraio con la madre (il bouquet, le decorazioni dei tavoli, della chiesa, eccheppalle), giro per corso Vercelli in cerca di qualcosa che non si trova da nessuna parte, pranzo con madre e nonna, visita dalla contattologa, poi ho incontrato il mio amico P. in visita a Milano, e siamo stati in giro tutto il pomeriggio a scattare foto ai monumenti e a chiaccherare in inglese del più e del meno, dopo sette anni che non ci vedevamo. Poi siamo andati a piedi fino alla pizzeria, abbiamo incontrato il resto degli amici, e abbiamo cenato, parlato del più e del meno, ho consegnato altre partecipazioni, bevuto un Braulio, camminato mezzora fino all'auto e alle due mi sono addormentata.

Domenica sveglia presto, passo a prendere P., andiamo a Lugano e gli faccio vedere il lago, la passeggiata, la Manora, e andiamo in giro a scattare foto, sempre parlando del più e del meno. Poi decido che sono una santa, e salgo in macchina insieme a P. per andare a prendere Ste all'aeroporto. E lì come una scema sbaglio Terminal e aspetto invano per venti minuti, e poi salutiamo P. che se ne torna a Milano, e ce ne torniamo a Lugano giusto in tempo per cena.

Domenica sera, abbiamo cucinato la pastina in brodo, ci siamo messi sul divano e alle 22.15 eravamo già a letto pronti a dormire.

martedì 17 marzo 2009

A volte è dura ammetterlo

Stamattina mi sono resa conto che se parlo l'inglese così bene lo devo a tutte le mie passioni sfigatissime di quando ero al liceo.

Quando andavo a Londra e compravo le VHS dei film e dei telefilm che mi piacevano di più.
Quando ordinavo per posta le guide, i manuali, le novelization, le fanfiction, le divise.
Quando collezionavo le carte, le spille, i poster.

Insomma, è dura ammetterlo, ma se io parlo l'inglese così bene ora che ho 30 anni lo devo principalmente a Star Trek: The Next Generation.

Ecco, l'ho detto.

(e i miei che credevano che fosse solo una perdita di tempo...)

martedì 10 marzo 2009

Ci vuole stile

Anche in acqua, cari miei, ci vuole stile.
Non ti puoi presentare ad acquagym con il costume degli anni Novanta, la cuffia da tre euro di tela e le ciabatte del mercato.
No. Ci vuole un po' di stile, soprattutto se la lezione di acquagym è l'apice della tua vita sociale infrasettimanale, come nel caso della sottoscritta.
Ed ecco che ALittaM ha cercato, spulciato, ha osato e ha acquistato:

Cuffia color turchese vintage:


Costume da acquagym squisitamente da sciura:


Il telo da piscina in microfibra color turchese:Et voilà! La trasformazione è quasi compiuta: mancano delle ciabatte infradito a pois e poi ALittaM si sarà trasformata in un clone di Esther Williams!

lunedì 9 marzo 2009

Non serve viaggiare

In una puntata di Sex and the City la buona Carrie si vantava del fatto che a New York c'è tutto, e puoi fare il giro del mondo in una sera senza dover viaggiare.
Ora, non per fare la Carrie de' noartri, non è che sia La Grande Mela, però a volte mi stupisco per quello che si può trovare a Milano nell'arco di un paio di weekend.
  • Sushi perfetto e saporito in Piazza De Angeli, accompagnato da profumati dim sum di verdure e gamberetti.
  • Negozio in Porta Ticinese che vende argento, bellissime collane, orecchini e anelli etnici, senza contare collane berbere, braccialetti orientali, orecchini africani. Provate a chiedere una collana "a serpente", il proprietario ve ne farà vedere alcune, dicendo "questa è carina ma è tutta educata, fighetta, secondo me per te è meglio questa, più cattiva, con più carattere". E poi quando la compri ti regalerà una bustina colorata "fatta a maglia in Bolivia".
  • Tram che sembrano Babilonia, gente di ogni forma e colore, immancabile la sciura milanese acida-e-incazzata che insulta le persone che scendono dall'entrata.
  • American Donut, un piccolo bar tutto neon e plastica dove servono appunto i donut all'americana, insieme a tazze di american coffee, gestito da Filippini sorridenti e disponibili. Ti sembra di essere nel Greenwich Village.
  • Negozio di intimo che vuole tanto essere Victoria's Secrets, e un po' ci riesce.
  • La Rinascente, rifatta più bella e scintillante di prima, dove in un attimo ti trovi in un grande magazzino di Parigi o da Harrods, ma se sali all'ultimo piano sei da Fortnum & Mason sulla Picciiadilly.
  • In via Accademia, dietro Lambrate, c'è un angolo di Libano e nessuno me l'aveva detto. Si mangia in maniera fantastica, falafel croccanti fuori e morbidi dentro, hoummus che è una crema, tabulé fresco, spiedini di agnello e pollo speziati e per finire un po' di baklava, porzioni abbondanti e deliziose, personale cordiale e simpatico, si passa una bella serata che sembra quasi di essere in vacanza.
E invece, caspita, sei a Milano.

martedì 3 marzo 2009

Saranno 40 lunghi giorni

È iniziata la Quaresima, e come ogni anno ALittaM si cimenta nel privarsi volontariamente di qualcosa che
  1. le piace
  2. assume con regolarità
Di solito la scelta ricade sui dolci, o sul formaggio, o sul cioccolato.
Stavolta, com'è capitato anche un paio di anni fa, tocca al caffé.
Esatto, avete capito bene miei piccoli lettori. 40 giorni senza la calda e cremosa bevanda che alimenta la nostra vita quotidiana. 40 giorni senza lo stimolo della caffeina ad evitare la pennica post-pranzo. 40 giorni senza l'aroma amaro e dolce che aleggia in bocca dopo la prima tazza del mattino.
Siamo al giorno 3 ed è piena crisi di astinenza. La voglia di caffé è mostruosa: è persino arrivato un mal di testa sottile e affilato come la punta di un trapano, il tipico mal di testa che passa con un bell'espresso.
Ovviamente non si può barare bevendo Coca-Cola e altre sostanze con la caffeina, bisogna essere ligi.
Saranno 40 giorni molto, molto lunghi.

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