giovedì 7 gennaio 2010

Berlino

Una sinfonia per i sensi, cinque giorni come una favola.
Il bianco e il freddo della neve, il rumore scricchiolante sotto i piedi, i fiocchi sull'obiettivo della macchina fotografica.
Il caldo della casa, ma anche il calore delle vecchie amicizie riscoperte e delle nuove, inattese amicizie di Capodanno.
Pannierstrasse, un piccolo mondo dove sono tutti giovani e simpatici e cordiali, dal quale non te ne vorresti più andare via.
Il piccolo orgoglio italiano di servire Aperol Spritz a tutti la sera di Capodanno.
Un miscuglio di lingue, perché Berlino è il crocevia di mille culture: inglese, tedesco, italiano, spagnolo, francese, turco e altro ancora.
Il linguaggio universale: il cibo. Il profumo del cibo delizioso di Rebecka: torte tradizionali allo zafferano, pane di segale, ma anche piatti cinesi, scoperti nei suoi lunghi viaggi in oriente. E la fonduta cinese, in cui le bacchette si affollano intorno al wok per pescare carne, pesce, verdure, noodles.
Il the allo zenzero, piccante e aromatico, per chi ha mal di gola o per accompagnare ogni momento, abbinato ovviamente a un cioccolatino.
I fuochi d'artificio, per strada, a mezzanotte, perché Berlino è come Napoli e a Capodanno tutti si scatenano con fuochi e razzi e miccette fino all'alba.
La lettura del pronostico per il 2010 come da tradizione (Bleigießen), con il piombo fuso da immergere nell'acqua e la forma che prenderà ti dirà come sarà il nuovo anno.
Un parco innevato in cui perdersi tra statue, viali, laghi ghiacciati e alberi.
Una famiglia da visitare per un delizioso the e un paio di ore di chiacchere circondati da splendidi bambini, in un salotto con un albero di Natale vero decorato con candele vere.
La sensazione, stranissima, di essere a casa.
Un senso immenso di gratitudine per la fortuna che è stata data, di poter essere lì in quei giorni con quelle persone.

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