venerdì 30 dicembre 2011

Missione passaporto

Ore 09.30 - La tua missione è ottenere il passaporto della pupa.

Primo ostacolo - la foto. Dovrai fare una fototessera a una bambina di tre mesi. Suddetta bambina sarà sempre profondamente addormentata in tutti i momenti in cui passerai di fianco a una macchina per le fototessere. La foto che tu crederai essere venuta bene sarà poi rifiutata perché si intravede in un angolo una parte del tuo mento. Scendere e ripetere l'operazione nella cabina fotografica, con nonna e papà che fanno di tutto per far guardare Lucia nell'obiettivo. Nel dubbio, scattare tre set diversi di fotografie più o meno giuste, da far vedere in consolato in modo che scelgano loro quella che va meglio.

Secondo ostacolo - i documenti. Non sono accettati gli originali. Devi portare una fotocopia di tutti i documenti tuoi e di tuo marito. In consolato, dietro i vetri dell'ufficio, ci sono delle bellissime fotocopiatrici. Ma non si possono usare per fare le fotocopie dei documenti di chi viene "per via dei tagli al budget". ALittaM prova a chiedere se si può pagare per avere una fotocopia, perché il pensiero di afferrare passeggino e pupa e riscendere alla più vicina cartoleria le fa tremare le ginocchia. Il funzionario dice no. ALittaM considera la corruzione, ma alla fine lascia stare e va a fare le fotocopie.

Terzo ostacolo - la sala d'attesa. Il 30 dicembre c'è solo uno sportello dedicato a passaporti e carta d'identità. Il consolato è aperto solo di mattina. La sala d'attesa è comoda e calda ma ci si sente un po' sperduti ad aspettare 45 minuti quando davanti a te ci sono solo 4 persone.

Quarto ostacolo - la tetta. Ovviamente quando manca un numero al nostro turno, Lucia ha fame. Con un sospiro tiro fuori la tetta di fronte all'intera sala d'attesa del consolato italiano a Lugano, e nel mentre baratto il mio numero con quello della persona dopo di me, che mi ringrazia tutto contento.

Quinto ostacolo - il meteo. Quando esci di casa, inspiegabilmente, piove. Tempo di recuperare la cappotta trasparente per la carrozzina, un ombrello, un cappello per te, e dopo cinque minuti smette di piovere. Ed esce il sole. Ma quando esci dal consolato, tutta arzilla e trionfante, si é alzato un vento gelido bastardo. So già che domani festeggerò il Capodanno con febbre e mal di gola.

Ore 13.10 - Missione compiuta! ALittaM va a festeggiare con un piatto di spaghetti al ragù. Consolato italiano, ci rivediamo il 15 a ritirare il passaporto della pupa. Non farmi scherzi eh!

mercoledì 28 dicembre 2011

Messaggi subliminali

ALittaM questo Natale ha ricevuto, da amici parenti e conoscenti, questi regali:

- Buono per un massaggio relax
- Tisana digestiva
- Tisana rilassante
- Olio per massaggi antistress
- Sali da bagno relax
- Tisana della sera
- Crema per il corpo rilassante

Il messaggio espresso da questi regali mi sembra chiaro:

sei un pelino tirata, nell'ultimo periodo. Vedi di rilassarti!

Stefano invece ha ricevuto da ALittaM un maglione, un pigiama e dei bei calzini colorati.
In questo caso il messaggio è altrettanto chiaro:

il tuo guardaroba necessita di un aggiornamento, amore. Volente o nolente.

martedì 27 dicembre 2011

Da qualche parte a Dicembre

Luciotta
Da qualche parte a Dicembre, Lucia ha iniziato a evolversi nuovamente.
Si è fatta sballottare di braccio in braccio a cene, pranzi, ritrovi tra amici, parenti e colleghi, senza battere ciglio. Ha raccolto complimenti, coccole e baci con il suo solito aplomb.

Lucia

Ha smesso di piagnucolare quando è troppo stanca, perché ha scoperto che sono molto più efficaci le urla a squarciagola da far tremare i vetri. 
Ha dormito due ore tutta tranquilla mentre la mamma lavorava in ufficio. Si è fatta cambiare il pannolino sul tavolo delle riunioni come se fosse il posto più normale sulla faccia della terra.

Luciotta

Da qualche parte a Dicembre, Lucia ha sviluppato una nuova passione per le persone che cantano. Ha deciso che da grande vuole cantare anche lei, anche se per adesso riesce solo a ululare e squittire e poco più.

Luciotta


Ha raggiunto picchi di sonno mai sperati.
Da qualche parte a Dicembre, Lucia ha iniziato ad apprezzare i viaggi in macchina, soprattutto se in compagnia di un ciuccio e un giochino colorato da guardare.
Ha imparato a fare sorrisini, sorrisi, sorrisoni, mega-sorrisi tutti gengive e anche dei piccoli ridolini.

E nel frattempo? Ah giusto. Nel frattempo, da qualche parte a Dicembre, è arrivata la Vigilia, e poi Natale, e poi Santo Stefano, e si sono scambiati regali e divorati panettoni e viste molte persone.
Ancora qualche giorno a Lugano, e poi si va a Rapallo a prendere aria di mare e camminare sulla passeggiata.

Da qualche parte a Dicembre, ha smesso di essere maternità ed è diventata vacanza. Bello.

martedì 20 dicembre 2011

Lugano a Natale

Afferrare carrozzina, borsa e Ipod e uscire alle 3 di pomeriggio per andare a fare un giro in centro a Lugano. In giro c'è gente, ma non tantissima. Il sole tramonta sul cielo azzurro e l'aria si profuma di camini accesi.
Le luci dei negozi, le bancarelle di prodotti artigianali, l'odore pungente dei profumi al piano terra della Manor, che è una Rinascente in miniatura.
Lucia che apre e chiude un occhio ogni tanto, succhia il ciuccio, si gode l'aria frizzante e il dondolio della carrozzina.
Un regalo qui, un regalino là, una pausa alla Migros per un macchiato caldo.
Ritorno a casa e mi si affaccia in testa il pensiero che questo bel pomeriggio me lo sono potuto godere soltanto perché sono in maternità. E probabilmente, se potessi godermelo ogni santo giorno, non sarebbe altrettanto prezioso e speciale.
Brava Lucia, che hai deciso di arrivare nel periodo migliore dell'anno e hai permesso alla mamma di godersi l'ultimo pezzetto d'estate, l'arrivo dell'autunno, e uno scintillante Natale. Si vede che sei mia figlia: sei arrivata giusto in tempo per goderti i miei mesi preferiti.

martedì 13 dicembre 2011

Santa Lucia



Buon primo onomastico piccolina mia!
Tu non lo sai ma ti chiami Lucia per tre motivi.
Il primo, e più importante, è una signora simpatica e dolcissima, che è la zia di Ste, e si chiama Lucia proprio come te.
Il secondo è che Lucia è una delle sante festeggiate nel periodo del Natale, che a mamma e papà piace tantissimo, e la mamma quando era all'università ha imparato la bellissima tradizione del Luciadagen, in cui Santa Lucia viene, agghindata di candele e con un vassoio di dolcetti, ad illuminare la notte più buia dell'anno.*
Il terzo è che Santa Lucia è patrona della vista. E due talponi come me e il papà hanno ben pensato di ingraziarsela onde evitare di trasformarci in lui.


*PS: Lucia, tesorino mio, ora sei piccola, ma presto ti insegnerò che la tradizione svedese vuole che la figlia maggiore prepari i biscotti il 12 Dicembre e, la mattina del 13, si vesta da Santa Lucia e svegli i genitori cantando e offrendo loro i biscottini. 
Quindi preparati, che il giorno del tuo onomastico sarà tradizione portare la colazione a letto ai tuoi genitori. Bella la vita eh?

lunedì 12 dicembre 2011

La macchina del tempo

Vecchie Foto

Non si dovrebbero riguardare vecchi CD di foto a distanza di anni.
È un pugno nello stomaco.

 Vecchie Foto

Ho riportato da Milano alcune raccolte di foto di qualche anno fa. Dentro ci sono le gite, le cene, le vacanze, ma non solo. Io e Ste ancora ragazzini in giro per Milano. Scatti che avevo fatto per gioco ad amici, parenti, conoscenti, a me stessa. I miei compagni di università. Mio padre in clinica dopo che gli avevano sparato. Robbé a 13 anni, ancora tondo e paciarotto. Mia madre che pesava 25 chili in più di adesso. La mia camera da letto.

Vecchie Foto


Mia nonna, ancora viva e sorridente.
Non sono CD, è una macchina del tempo quella che mi sono portata a casa l'altro giorno.

PS: Oh Ste, ma quanto eravamo magri?!

venerdì 9 dicembre 2011

A Milano dalla Madre

Con Giulio e BiancaA Milano dalla Madre è tutta un'altra storia.

Prima di tutto è Milano, ed è Natale, e già questo vince su tutto.
Poi siamo a casa della Madre, che è LA casa per antonomasia, e ci si sente subito benissimo.
Poi siamo ospiti, e per quanto si possa provare a dare una mano c'è una certa aria di relax, di sollevamento dalle responsabilità (non hai bucato da fare, piatti da lavare, briciole da raccogliere, non hai davanti agli occhi il tavolo del salotto perennemente pieno di libri e dvd e cianfrusaglie, non hai la camera della pupa ancora da completare che grida vendetta, ecc ecc), che ti fa subito tornare ai tempi dell'adolescenza, dell'università, del non-fare-una-mazza.


E oggi ALittaM e la Madre sono uscite per fare una lunga passeggiata di shopping in zona Corso Vercelli, e ALittaM ha impiegato un quarto d'ora a rendersi conto cosa c'era di strano: non c'erano macchine in giro!
Milano senza automobili è spettrale, spettrale e bellissima.
Siamo andate da un negozio all'altro, trasportando la carrozzina su e giù da gradini e marciapiedi, abbiamo fatto scorta di regali per amici e parenti e, quando erano finite le braccia per tenerli, li abbiamo appesi tutti alle maniglie della carrozzina che si è trasformata in un attimo nella slitta di Babbo Natale.

Madre e figlia!Senza dimenticare che, ogni volta che siamo a Milano dalla Madre, c'è sempre qualcuno in visita o qualcuno da andare a trovare. Parenti, amici, conoscenti, la parrucchiera... tutti quanti guardano con adorazione la pupa.
E la pupa ci guarda tutti con quel suo sguardo un po' basito e un po' severo, mentre noi le facciamo i complimenti, le pernacchie sulle manine, il solletico sotto il collo. Ci guarda con l'aria un po' distaccata di chi non ama le esternazioni di affetto così rumorose, ma lascia correre con superiore benevolenza.

giovedì 8 dicembre 2011

Il pollice no!

LuciottaIl pollice no! Ha consigliato il pediatra alla scorsa visita.
No perché a lungo andare può creare problemi di dentizione, è poco igienico, e poi ci vuole una vita a far passare l'abitudine.
Il ciuccio sì, volentieri, perché a togliere questa abitudine è più facile. ALittaM è d'accordo: anche lei da piccola era una grande fan del ciuccio e ha smesso a tre anni, quando la maestra d'asilo le ha detto che solo i bambini piccoli hanno il ciuccio (la maestra d'asilo, notate, mia madre me l'aveva già chiesto più volte, di togliere il ciuccio, ma io avevo detto di no. Poi la maestra mi dice una cosa del genere, io torno a casa e lo butto nella spazzatura. In effetti nei panni di mia madre c'è da incazzarsi).
Il problema è che Lucia, potesse, preferirebbe succhiarsi il pollice.
A volte la becchiamo, nel cuore della notte, che ha sputato il ciuccio e, visto che non c'è nessuno che glielo ridà, cerca goffamente di succhiarsi il pollice.
E non riesce a prendere la mira, e se lo infila nel naso. O in un occhio.
E si incazza.
Quindi adesso, durante i pisolini di giorno, siamo sempre con l'orecchio teso in caso si inizi a sentire il ringhiare di chi ha perso il ciuccio e non è più felice.
LuciottaCi avviciniamo alla culla, e la troviamo ancora mezza addormentata, con gli occhi chiusi, ma la bocca spalancata e la lingua protesa in fuori che cerca di accalappiare il pollice o una parte qualsiasi della manina.
Lesta e furtiva, la mano di mamma o papà recupera il ciuccio dall'angolo della culla dove era finito e glielo infila furtivamente tra la bocca e il dito.
Slurp-slurp-slurp, Lucia riprende a ciucciare.
Ma ha l'aria poco soddisfatta di chi si aspettava un morbido e caldo pollicino, e invece si è ritrovata un coso di plastica e silicone. Molto poco romantico.
A volte apre anche un occhio per guardare il colpevole di cotale fregatura, e i suoi occhi dicono chiaramente questa cosa: "Stronza".

venerdì 2 dicembre 2011

In palestra

Lucia in palestra!

Perché la madre è pigra e indolente e splendidamente flaccida, ma per la figlia non c'è scampo, e ogni giorno si fa almeno tre sessioni di palestra, con tanto di animaletti appesi, rotelline da toccare con le mani, e personal coach che la incita.

Lucia in palestra!

Lucia in palestra!

Certo, i risultati per ora scarseggiano, ma sicuramente l'allieva ci mette impegno ed apprezza gli attrezzi.

Lucia in palestra!

E diciamolo, la tutina rosso natalizio di Winnie Pooh è molto molto trendy.

giovedì 1 dicembre 2011

Il mio regalo di Natale

L'anno scorso ci avevo provato, a farvi una canzone al giorno tipo calendario dell'avvento.
Al quarto giorno ho abbandonato l'impresa.
Quest'anno mi è rimasto il tarlo di farvi comunque ascoltare le mie canzoni di Natale preferite, quelle 24 senza le quali non avrebbe senso l'intera stagione. E allora vi ho fatto una bella compilation, come quei mix tape che si facevano alle medie agli amici a cui volevamo bene.


Questa è la copertina.
La compilation la trovate qui.

Se la scaricate e l'ascoltate, ditemi qual è la vostra preferita.
E ora vado a metterla a tutto volume anche io, mentre mi spupazzo Lucia sul divano.

mercoledì 30 novembre 2011

Eh, si vede

ALittaM: Buongiorno!
Signor B: Oh, salve ALittaM! Che sorpresa vederla.
A: Sì, facevo giusto una visita ai ragazzi.
B: Ah certo. Anche io sono passato per far vedere il birrificio a questo mio amico. Vede (rivolto all'amico), ALittaM è la nostra responsabile marketing e grafica, ed è da poco diventata mamma. Da un paio di mesi.
Amico: Ah sì. Si vede, si capisce dall'aspetto.
A: (sorride).
Io è tutta la sera che mi chiedo cosa voleva dire questo gentilissimo signore. Ho ristretto la scelta a quattro ipotesi:
  1. Si vede perché non esiste abbastanza fondotinta per coprire le occhiaie da allattamento che ti porti in giro
  2. Si vede perché hai ancora i fianchi e la panza di quando eri incinta
  3. Si vede perché hai un'aria paciosa e dolce e femminile e un po' tenera tipica delle neo-mamme
  4. Si vede perché passi troppo tempo con le tette all'aria e non ti sei accorta che i primi tre bottoni della camicia sono slacciati e ti stiamo guardando tutti la scollatura. Viva le donne che allattano!

domenica 27 novembre 2011

Avvento

Non mi hanno fatto assolutamente niente le stucchevoli pubblicità natalizie, che hanno iniziato a comparire sin da metà Ottobre (!).
Il pensiero di comprare regali e pensierini per amici e conoscenti, in queste settimane, non mi ha neanche sfiorato.
In Ticino fanno 15° e c'è un sole splendido. L'atmosfera natalizia tarda a farsi vedere anche dal punto di vista del clima.
In centro a Lugano stanno montando la pista per pattinare sul ghiaccio e l'albero é già pronto. L'altro giorno li ho visti e non ho battuto ciglio.
Insomma, temevo di essere diventata immune al Natale.
Poi oggi, quasi per scherzo, ho messo questo video



E mi è ritornato tutto in mente come un ricordo che avevo rimosso.
L'albero che mi aspetta in soffitta, i pranzi e le cene con amici e parenti. I canti di St. Martins a Londra. Il panettone a casa di Giulio il pomeriggio del 25. Incartare i regali in tuta e calzettoni di lana, la mattina dell'ultimo weekend prima di Natale, con una tazza di the.
Le canzoni di Natale che dal primo di Dicembre sono l'unica cosa che ascolto.
Mi è venuto il batticuore: inizia quel periodo meraviglioso che è l'avvento, e io stavo per dimenticarmene.

Insomma, io temevo che il vortice della maternità fosse riuscito a distrarmi anche dalla mia grande passione per il Natale. E invece a quanto pare no.

PS: Pupa, si avvicina il tuo primo Natale. Tu non te ne rendi conto, ma noi siamo emozionatissimi! Quest'anno sei tu il nostro Gesù Bambino che tutti vengono ad adorare. E noi... beh, noi più che Giuseppe e Maria, se non smettiamo di mangiare, diventeremo il bue e l'asinello. Ma vabbeh.

mercoledì 23 novembre 2011

Come una barbona, ma felice

"Ciao madre, io vado a fare un salto alla Feltrinelli, ti affido la pupa per un po'."
"Certo. Ma... ma esci conciata in quel modo?"

Se persino la madre esprime dubbi sulla mia mise, dev'esserci qualcosa di storto.
ALittaM si guarda. Ha addosso:

- un cappotto nero taglia 50 che le va enorme, ma l'ha comprato per poterci portare in giro la pupa nella fascia. L'ha pagato 50 € da H&M e le sta come un sacco di patate.
- una vecchia sciarpa vetusta della madre che ha trovato in casa a Milano. A Lugano ne ha tantissime e bellissime ma nel fare la borsa si è scordata di prenderla.
- un cappello da 4 € comprato chissà dove chissà quando, a righe colorate, che non si abbina assolutamente a niente. Era nella tasca di suddetto cappotto scialbo. Anche di cappelli ne ha altri, bellissimi e fichissimi, dimenticati tristemente a Lugano.
- un maglione tutto sbavato e macchiato di latte e rigurgiti.
- una camicia super-scollata da cui si intravede il reggiseno da allattamento tutto slabbrato.
- i jeans premaman, che le cadono di dosso, perché ovviamente non ha più la panza di prima, ma non riesce ancora a rientrare nei pantaloni pre-pupa (ma non si doveva dimagrire allattando? ah, dite che si dimagrisce se si mangia normalmente e non ci si strafoga di porcate come faccio io? giusto)
- calzettoni di lana a righe, vecchi e bucati, perché ha trovato quelli nei cassetti della casa della madre e va bene così.
- le stesse scarpe da ginnastica che mette da due mesi, perché è riuscita a fare fatto il cambio degli armadi a Ottobre (miracolo!), ma si è dimenticata il cambio delle scarpe e ha ancora la scarpiera piena di ballerine, infradito e zoccoli Birkenstock, con un solo paio di scarpe pesanti rimasto.
- ah, ed è anche struccata e senza neanche un velo di crema idratante.

Probabilmente in giro la prenderanno per una barbona.

Ma sapete che vi dico? Chissenefrega. Perché se c'è una cosa che ho imparato dagli innumerevoli volantini post-parto che mi sono letta è che, con una bambina piccola in giro, bisogna darsi delle priorità e pensare alle cose che ci fanno stare bene. Le altre, come stare dietro alla casa, ai vestiti, all'ordine, si possono accantonare per un po'. Bisogna fare quello che ci aiuta a mantenere la sanità mentale in questo periodo.
E quindi per me non è minimamente importante mettermi un maglione non macchiato o girare con le calze antistupro.
Per me è importante fare la passeggiata che va da casa di mia madre a Piazza Piemonte, rivedere i negozi della mia infanzia, le prime luci di Natale nelle vetrine, e poi entrare alla Feltrinelli. E tuffarmi nei libri, i dvd, i cd, le Moleskine, toccare e sfogliare tutto e uscirne con il portafoglio vuoto e il cestino pieno, tutta contenta.
E tornare a casa a piedi mentre su Milano cala la sera. Che a Novembre Milano è malinconica e grigia e vi giuro che si riesce a respirare l'odore della nebbia, e tutte le finestre sono illuminate e mentre cammini per strada puoi vedere nelle case della gente e sentirti di nuovo quasi normale.

sabato 19 novembre 2011

Slurpeggiamenti notturni

Lugano, interno notte fonda.
ALittaM apre un occhio e guarda l'ora. Mhm. Quasi giunto il momento della poppata notturna. Ancora un po' di sonno prima che Lucia mi svegli. ALittaM chiude gli occhi.

Slurp.

Mmm, inizia a farmi male il seno. Segno che si avvicina l'ora della poppata.

Slurp, slurp.

Non pensiamoci. Dormi ancora un po'.

Slurp, meh, sllllurp. Slurpslurpslurp.

ALittaM apre un occhio.

Slurpslurp.

"Ste, lo senti anche tu sto rumore?"

Slurpslurpsllllurp. Meh. Slurp.

Luciotta"Sì. Ma che diamine sta facendo Lucia?!"

Quatti quatti accendiamo la lucina notturna e ci avviciniamo a guardare.

All'alba dei due mesi questa farabutta, che da due settimane rifiuta il ciuccio, ha scoperto la cosa che le piace davvero.

Ciucciarsi il pollice con voluttuosa avidità.
E farsi le carezze sul nasino con le altre dita.

E lo so che il dottore dice che è diseducativo, e i denti storti, e poi come fai a farla smettere, ecc ecc, ma a me fa impazzire vederla mentre si calma e si fa le coccole da sola...

giovedì 17 novembre 2011

Due mesi di pupa

LuciottaSono già passati due mesi. Possibile?

Lucia cresce e ingrassa ogni giorno di più. Inizia a sorridere, a interagire, a essere un po' più un essere umano in miniatura e un po' meno un alieno piovuto dal cielo.

Mia mamma mi aiuta e ci aiuta ogni giorno, come la santa donna che è, dalla mattina alla sera, preparandosi al mio rientro al lavoro previsto per Gennaio (che sembra lontano ma non lo è, oh se non lo è...), quando la pupa le verrà affidata in pianta stabile dalle 9 alle 19. E poi saranno cazzi suoi.

Stefano è diventato l'eroe ufficiale di Lucia. Quando torna a casa la sera, e trova la pupa nel suo (quasi) abituale stato di stanchezza vagamente isterica, se la prende in braccio e nell'arco di pochi minuti riesce a calmarla come nessun altro riesce. Lei lo guarda negli occhi, tutta contenta... ed esprime il suo amore con un concerto di puzzette e cacche che solo i neonati sanno emettere con tale disinvoltura.

LuciottaIo ho scoperto quella cosa bellissima chiamata "fascia porta bebé", che la mia amica S. mi ha prestato. Credevo che non l'avrei mai usata, e poi in ospedale tutte le ostetriche me ne hanno decantato le qualità pratiche (hai le mani libere), affettive (la bambina si sente ancora nella pancia della mamma) e terapeutiche (quando sclera è l'unica cosa che la può calmare). E porca miseria, funziona.
E ora, praticamente ogni giorno, me la infilo e ci piazzo dentro la pupa. Che a volte protesta un po', a volte si abbandona all'istante, ma in ogni caso entro pochi istanti crolla addormentata. E ci resta beata più o meno fino a che non decido di svegliarla.
È una cosa pazzesca.
Tipo la presa vulcaniana per bebé.

sabato 29 ottobre 2011

Meglio di Marcel Marceau

Sabato pomeriggio.
ALittaM e Ste stanno preparando la lista della spesa.
Sarà Ste ad andare a fare la spesa al Bennet, perché a quanto pare i bimbi piccoli è meglio che non visitino i supermercati (troppa gente, troppi germi, cose di questo tipo - a sentirli descrivere sotto questi termini anche un adulto perde la voglia di andarci).
ALittaM detta la lista della spesa a Ste.
E nel frattempo sta facendo merenda.
Ma non interrompersi e non vuole aspettare la fine del pacchetto di biscotti per finire l'elenco.

Provateci voi, in pochi secondi, a mimare a vostro marito concetti come "Svelto", "Yogurt Yomo confezione 8 pezzi" e "Guarda al banco del pesce se c'è qualcosa di buono in offerta". Vi sfido.
Ah, e Ste comunque ha capito quasi tutto. Stare insieme da tutto questo tempo ha dei chiarissimi pregi.

PS: E ovviamente Lucia ha deciso di farsi venire una crisi isterica, di quelle sono stanca ma non voglio dormire, proprio nel momento in cui Ste si infila la giacca. ALittaM l'ha stordita nell'unico metodo (legale) che conosce: infilandola nella fascia e passeggiando cinque minuti per casa. Risultato: una Lucia addormentata di colpo, e una ALittaM contenta di avere le mani libere, ma che si sente un po' un marsupiale.

venerdì 21 ottobre 2011

Decifrare il rompicapo-Lucia

Luciotta

Ti danno il libretto di istruzioni per tutto, tranne che per un bambino.
Chiedi consiglio alle esperte e loro ti dicono "prova quello, prova questo, sarà questo, o forse quello." Mai una risposta sicura - si tratta di esseri umani, non di robot.
E allora si va per tentativi. Questo funziona? Bene. Questo no? Ok.
Lucia probabilmente ci prende per una coppia di deficienti, che la guardano la osservano la rigirano, le parlano, la cullano, le porgono ciucci, tette, giocattoli. 
A noi invece sembra di avere davanti un piccolo delizioso cubo di Rubik.



mercoledì 19 ottobre 2011

Chimica del latte materno

Latte.
Il mio corpo produce latte.
No aspetta, partiamo dal principio.
Il mio corpo ha prodotto prima un essere umano. E poi si è messo a produrre latte.
Sono cose che se ti fermi a pensarci ti fanno girare la testa. Ti fanno credere alla storia della cicogna. Fa molta meno impressione il pensiero di un bambino consegnato a casa da un grosso uccello piuttosto che un bambino generato dai tuoi stessi visceri.
E il latte. Vogliamo parlare del latte?
Soprattutto quando te lo estrai quotidianamente e ne conservi una scorta in frigo. E quando apri il frigo per prendere il parmigiano te lo trovi davanti. Il tuo latte. Oddio.
E questa ve la devo dire: lo sapete che il latte materno, se lo lasciate in frigo, si separa? All'inizio è compatto. Poi dopo un paio di giorni si separa in più strati: quello liquido sul fondo e, in alto, quello grasso e denso.
E la parte grassa e densa, ve lo devo confessare, ha il colore e la consistenza della panna montata.
Ed è roba uscita dal mio corpo.
Non so se la cosa mi esalti o mi disgusti. Forse un misto di entrambe le cose.

PS: 3 kg di pupa. Questa mi è cresciuta di 700 grammi in tre settimane. Evidentemente la parte grassa del mio latte è grassa, ma grassa tanto.

martedì 18 ottobre 2011

Per mantenere la sanità mentale durante il puerperio

1) The Big Bang Theory
Me ne sono innamorata lentamente, mi ha colto alla sprovvista quando era troppo tardi. L'anno scorso P. mi diceva che era strepitoso, di guardarlo assolutamente (soprattutto visti i miei trascorsi da nerd e trekkie). Io non credevo sarebbe stato così divertente. E invece lo è. E la sigla è pure cantata dai Barenaked Ladies. Ahhh!

2) IPhone
Sembra una stupidaggine, ma quando hai una tetta e una mano occupata alle 2 di notte un IPhone è un dono del Signore. Mentre Lucia si nutre, io leggo i miei feed, leggo le mail, guardo Facebook, spulcio Wikipedia in cerca delle cose più strane (tipo la definizione di puerperio, appunto).

3) La merenda
Una donna che allatta può mangiare e porcheggiare e tutti dicono che ne ha il diritto. Molto di più che una donna incinta. Yeeee! Nella mia credenza albergano una confezione maxi di Abbracci, una di Ringo, una di biscotti all'Ovomaltina, un pacco di noci. Nel frigo tre bricchi di succo di frutta, latte, yogurt. Ogni scusa è buona per fare una (o più) merende. Ho letteralmente annegato il baby blues negli zuccheri e nei grassi.

4) L'aria aperta
Anche quando non ne hai voglia. Anche quando ti fanno male le gambe e i pantaloni sfregano sulla ferita del cesareo. Chissenefrega. Metti la pupa nella fascia, o nella carrozzina, ed esci. Soprattutto se la pupa sta sclerando (come capita a volte). Goditi il lungolago, il parco Ciani, ma anche la via dietro casa va bene se non vuoi allontanarti troppo. Semplicemente, esci dalle mura di casa e rimettiti in contatto col mondo. La cosa farà bene a te e a lei.

5) Una telefonata di lavoro
Dall'altra parte del telefono i miei colleghi iniziano sempre con "disturbo?", ma non si rendono conto di quanto sono contenta quando mi chiamano. Parlare di cose che non siano bambini, rimettere in moto il cervello, bastano cinque minuti di telefonata di lavoro per ricordarmi di tutte le cose che là fuori continuano ad accadere, e aspettano solo che io ritorni.

6) "Riposati che te la tengo io"
Anche solo per mezzora. Io intanto cazzeggio su internet, lavoro su qualcosa, faccio una doccia extra lunga con shampoo e balsamo districante, mi faccio una pennica, leggo un libro o una rivista, faccio una torta. Per qualche minuto sono tranquilla perché so che i suoi pianti saranno calmati da qualcun altro e se ha voglia di coccole c'è qualcun altro che se la prenderà in braccio. Io non mi sento in colpa perché so che l'avrò per il resto della giornata. Nel frattempo questa mezzora è tutta mia.

lunedì 17 ottobre 2011

Marketing emozionale del pannolino

Sui pannolini di marca X ci sono stampati tre pulcini che fanno la nanna e dicono le filastrocche.

Sui pannolini di marca Y c'è addirittura Winnie Pooh.

Ma lo sanno i produttori di pannolini che un bambino di un mese non solo non ha la cognizione per capire quello che è stampato sul pannolino, ma soprattutto non arriva a vederlo? Come fa un fagottino di pochi centimetri a chinarsi, aprire la tutina, spostare il body ed ammirare le stampe artistiche sui propri pannolini?

E quindi diciamolo, perché li fanno stampati con delle insulse immagini infantili? Questo è il pensiero che mi coglie sempre a notte fonda, quando mi accingo ad aprire il pacco sorpresa che Lucia mi ha riservato e mi trovo davanti questi allegri disegnini.

Le madri sono le uniche* a vedere quello che è stampato sul pannolino. E quindi, produttori di pannolini, per favore, stampateci sopra le foto di Jude Law e George Clooney ignudi che sono molto più apprezzate.

*(correzione. è vero, spesso anche i padri. e allora fate anche la versione for men con le fotomodelle)

martedì 11 ottobre 2011

Sempre io

Questo blog non si trasformerà in un mom blog soltanto perché ora ho una figlia.

Mi sto rendendo conto tuttavia che i mom blog non lo diventano per scelta, ma per necessità. Perché quando una donna, che prima divideva la propria giornata tra libri, film, musica, amici, cultura, lavoro, cronaca, ecc, dicevo quando una donna così si ritrova sola tutto il giorno con un figlio, alla fine della giornata ha pochi argomenti di cui parlare se non quello che ha vissuto quotidianamente: cacche, pannolini, tette, latte, pianti, ruttini e poco altro.

Quindi pazientate se, nonostante i miei propositi di non diventare un mom blog, questo blog tenderà nelle prossime settimane a diventare monotematico.

Vi basti sapere che nel mentre io provo una struggente mancanza per il mio lavoro, il mio ufficio sporco e puzzolente, i miei colleghi sporchi e puzzolenti anche loro (in particolare uno, quello con cui passavo la maggior parte del tempo). Uscire di casa la mattina presto e tornare la sera tardi. Andare a Milano per riunioni di lavoro infinite da cui uscivo esaltata e spaventata. Andare in trasferta un po' ovunque. Ascoltare la musica ad alto volume mentre si beve una birra e si parla delle prossime fiere da organizzare.

Mi consola il fatto che non sono cose che ho buttato via, ma solo cose che ho dovuto accantonare per un po'. Mi consolano piccoli grandi passi come imparare ad uscire da sola con la pupa, infilarla nella fascia e farla crollare addormentata dopo due minuti, portarla dal pediatra e vedere che nonostante tutto (notti insonni, capezzoli indolenziti, poppate ogni due ore) è grazie al mio latte che sta crescendo, e sta crescendo bene e in fretta.

Il che vuol dire che si avvicina il giorno in cui potrò sbolognarla per qualche ora alla nonna... e andare al cinema, andare a mangiare una pizza con Ste, o anche semplicemente tornare in ufficio per un po'.

PS: Grazie a O., F. e S., le mie mamme-amiche, che in questi giorni mi hanno aiutato con i loro messaggi, le chiamate, le chat e tutto quanto. Aiuta molto sapere di non essere sola. Aiuta davvero.

mercoledì 5 ottobre 2011

Le gioie della maternità




Poi dicono che migliori, eh, ma la prima settimana a casa con una bambina affamata si riassume in queste poche immagini.

martedì 4 ottobre 2011

Venerdì 16

È andata così: da un momento all'altro il mio ginecologo, il dottor P., mi ha detto che avrei avuto un parto indotto.

Mancavano ancora 2 settimane al termine, ma la pupa dalle misurazioni sembrava non crescere abbastanza. Allora meglio tirarla fuori, dice lui, così la facciamo crescere noi.

Ora, io non ho mai temuto il parto. Sapevo che una bella dose di dolore era prevista. Però il parto indotto è sempre stato nella lista delle cose che non avrei voluto. Ho sentito racconti di persone che ci sono passate e non mi sono piaciuti. E invece così mi era capitato, parto indotto nell'arco di poche ore. Era il pomeriggio del 15 e mi sono subito sentita una condannata a morte.

Ho fatto un ultimo salto al lavoro per chiudere le ultime cose che potevo chiudere, ho salutato chi dovevo salutare e sono tornata a casa col magone. Ho fatto la borsa e mi sono presentata con Ste per il ricovero la sera.

Dopo dodici ore e due ovuli di prostaglandine, poco o niente sembrava essersi mosso. Poi alle 12 di venerdì hanno fatto l'ennesimo tracciato, e sul volto di ostetriche e dottori il sorriso si è fatto un po' forzato.

"Mhmmm, passatemi la mascherina per l'ossigeno." ha detto una, mentre me la infilava in faccia. Il dottore è comparso nell'arco di pochi istanti e ha guardato il tracciato. Inizio di stress fetale. 

"Va bene signora, direi che a questo punto occorre fare un cesareo."

Così, nello stesso modo con cui da un istante all'altro sono stata catapultata da una vita normale alla previsione di un parto indotto, allo stesso modo sono stata catapultata dal parto indotto al cesaseo. In cinque minuti ero in sala parto, in dieci minuti mi avevano bucato la schiena e sdraiato sul lettino con le braccia aperte tipo crocifisso. È arrivato Ste, vestito tutto di verde, e si è seduto accanto a me.

Poi boh, ho sentito mani che rovistavano nella mia pancia, ma era una sensazione lontana, come se stessero tirando i lembi della maglietta che avevo addosso. E poi la pancia mi è sembrata alleggerirsi, e poi ho sentito un bambino che piangeva. Aspetta - la mia bambina!

E poi me l'hanno misurata, visitata, rigirata, e alla fine me l'hanno portata e me l'hanno appiccicata alla faccia (che io avevo le mani bloccate dai vari tubi). E questo cosino di 2.2 Kg mi ha guardato con gli occhi spalancati, con l'aria un po' perplessa di chi non mi vede per la prima volta.

Tutto il resto è stato noia, un bel po' di minuti a essere ricucita, io che stranamente in tutto quel trambusto mi sentivo affamata, la buffissima sensazione di non avere niente dalla vita in giù.

E quindi eccolo qui il venerdì 16 Settembre, che doveva essere un venerdì qualsiasi e invece è stato un parto indotto, e poi un cesareo, e poi soprattutto, il giorno in cui è nata Lucia.

sabato 1 ottobre 2011

Al Civico

Al Civico di Lugano sono rimasta dalla sera del 15 alla mattina del 27.

Il menuNon sapevo cosa aspettarmi, pur avendolo già visitato in altre occasioni. Conoscevo ostetriche e dottori, ma era la prima volta in tutta la mia vita che venivo ricoverata. E la cosa mi faceva un po' paura.

Quello che mi ha colpito di più è stato il cibo. Lo so, parlo solo di cibo. Ma un ospedale dove passa in camera un addetto ogni giorno a farti scegliere dal menu pranzo e cena, un ospedale dove puoi ordinare una brioche (anzi, gipfel) con extra burro e marmellata a colazione, un ospedale dove dopo la cena delle 18 passano alle 20.30 a darti una tisana e lo snack della buonanotte... beh, a me queste cose hanno fatto una ottima impressione.

La vista dall'ospedaleE la vista. Dalle stanze del Civico di Lugano c'è una vista mozzafiato. Di quelle che, al decimo giorno di degenza, ti fanno venire il magone al pensiero di quante cose belle ti stai perdendo mentre sei là dentro.

E la gente che ci lavora. Ostetriche spettacolari, dotate di una pazienza infinita ma anche di grandissimo sangue freddo. Dottori che sembrano usciti da ER (e anche un po' da Dottor House...).

venerdì 30 settembre 2011

Lucia

Ed eccola qui, nata il 16 Settembre alle ore 12.21, la coinquilina. Che finalmente ha un nome, Lucia. Anzi, Lucia Beatrice perché alla fine non volevamo deludere nessuno dei due nomi che ci piacevano.

Cartellino ufficiale
Di cose da raccontare ce ne sono tantissime, a partire dalla nascita (parto indotto che è diventato cesareo prima ancora di iniziare), dai giorni subito dopo la nascita (11 giorni in ospedale!) e per finire, i primi giorni a casa (la stanchezza, il sonno, il baby blues che ti colpisce come un treno).

Ma per adesso preferisco mettere qualche foto e lasciare che parli il musetto di Lucia.

Ronf   RonfLucia dorme   Ronf

martedì 6 settembre 2011

La roccaforte Svizzera

Perché io a volte mi dimentico che non vivo più in Italia da più di tre anni, ma siamo in Svizzera.

Poi leggo un articolo in cui viene chiesto un decreto per prolungare l'orario di apertura dei negozi in Ticino:  fino alle 20 durante la settimana e fino alle 18 il sabato (non parliamo di domenica, ché la domenica in Ticino è come il giorno di Natale, tutto chiuso e strade deserte).
E poi leggo che a tale articolo i sindacati rispondono qualcosa che suona come "Toccateci tutto, ma non gli orari". Perché giustamente un negoziante in centro a Lugano che fa orario 9-12 e 16-18.30 (sabato pomeriggio chiuso) non può permettersi di lavorare un momento di più. Perché giustamente a Milano l'Ikea chiude alle 22, a Lugano alle 19, ma la colpa della crisi è il franco troppo forte.

Poi vado al supermercato e le zucchine mi costano 4 Euro al chilo. E a 15 km di distanza c'è un Carrefour dove costano 0,99 Euro al chilo. Ma ciononostante la Coop svizzera si vanta ogni anno di aver abbassato di 10 centesimi il prezzo di una cinquantina di prodotti.

Poi cammino per il lungolago e vedo questi discreti cartelloni politici.


E allora mi colpisce il fatto che la Svizzera è davvero una roccaforte. Un piccolo castello, assediato da nazioni circostanti che le fanno arrivare di contrabbando un'aria di cambiamento che assolutamente non vuole accettare, e che anzi vede come un affronto alla sua sacrosanta libertà di essere piacevolmente arretrata, un pelino rigida, ma tanto sicura.
Nei panni della Svizzera pochi farebbero diversamente. Probabilmente la posta in gioco, a detta loro, è la perdita della propria identità, fagocitata da quella delle nazioni limitrofe.

Però ti girano le balle, oh se ti girano le balle quando ti viene voglia di una bella fettina di vitello, e la paghi a peso d'oro...

lunedì 29 agosto 2011

Cose del weekend

 Ronf
Dormire fino a tardi la mattina. Il caldo finalmente è andato via.

Matte
Mulino
Cate
M. e C. e il mulino e la torta gelato con pistacchi e pesche

Stefi & Alice
Ichi
S. & A. & R. e il grotto e tutto il resto

Ipad
Giocare col nuovo Ipad a lettone la sera (notate la faccia concentrata di Ste)

domenica 28 agosto 2011

sabato 27 agosto 2011

Il toto-nome

Nome possibile 1)


Nome possibile 2)


Nome possibile 3)



Vediamo se li avete capiti (sono abbastanza facili...!).

venerdì 26 agosto 2011

Non esiste che non sei capace di fare il sugo

L'altro giorno mi sono impegolata in una discussione con mia madre sul sugo al pomodoro.
È tutto iniziato dal fatto che mi sono auto-invitata a cena da lei. E lei mi ha chiesto cosa volessi da mangiare.
"Mah una cosa semplice, tipo una pasta al pomodoro."
"Non è meglio una quiche con gli spinaci? I peperoni al forno? Un ossobuco con risotto? Del riso in bianco?" mia madre iniziava a mostrare segni di irrequietezza di fronte al mio insistere sulla pasta al pomodoro.
Alla fine gliel'ho cavato fuori con le pinze.
"È che... a me il sugo al pomodoro viene sempre uno schifo!" ha ammesso con aria colpevole.
E in quel momento mi è tornato in mente che, nei 30 anni di vita che ho passato con mia madre e mia nonna, è sempre stata mia nonna a cucinare il sugo al pomodoro. Sempre. Mia mamma faceva i risotti, gli spezzatini, tutto quanto, ma il sugo proprio no. Mai.
E allora mi sono sentita invadere dallo Spirito della Nonna e ho esclamato "Ma non esiste che non sappia fare il sugo! Mamma! È la cosa più facile del mondo, anche i cretini lo sanno fare!"
Questo è quello che faccio io per avere un normalissimo e mangiabilissimo sugo al pomodoro. Infallibile.

1 barattolone di vetro di passata di pomodoro rustica e/o a pezzettoni
sale
pepe
zucchero
olio extra vergine d'oliva

E basta. Niente soffritto, aglio, cipolla, neanche le spezie. Soprattutto ora che sono incinta e ogni pasto è una roulette russa per capire se ci sarà un sapore nascosto che mi fa schifo.

Metti la passata in una pentola antiaderente bella grande. Aggiungi un pizzicone di sale, il pepe, lo zucchero (mi raccomando lo zucchero! Fa la differenza tra un sugo acido e un bel sugo dolce), una svirgolata di olio. L'importante è che l'olio sia buono e la passata sia fatta di solo pomodoro.
Riempi il barattolo di vetro per 1/4 di acqua, rigiralo un attimo per raccogliere i pezzi di pomodoro che sono rimasti attaccati sulle pareti, svuota il tutto nella pentola.
A fuoco lento (deve sputacchiare dolcemente, o come diceva mia nonna, pippiare) per almeno 45 minuti. Ogni tanto dagli un occhio.
Basta. Stop. Finito. Il sugo è fatto ed è anche buono.
Poi puoi fare la figa e metterci le foglioline di basilico fresco, o l'origano secco, o del peperoncino. Ma intanto non venirmi a dire che non sei capace di fare il sugo perché cavolo, é la cosa più facile del mondo.

E io stasera questo sugo l'ho usato come base in cui affogare le polpette, altra ricetta doc della nonna. Perché quando lo Spirito della Nonna ti piglia non puoi certo sottrarti.

martedì 23 agosto 2011

Il corso pre-parto

Abbiamo deciso di fare il corso pre-parto.
Nella nostra idea c'erano le scene dei telefilm americani con l'ostetrica che spiega a marito e moglie come respirare e come massaggiare la schiena.
In effetti quello c'è stato, ma anche altre cose.
Come ad esempio l'ostetrica che ha spiegato ai mariti che la moglie durante il travaglio sarà a dir poco intrattabile, probabilmente li manderà a quel paese e loro dovranno portare pazienza.
Poi un'interessantissima lezione su come allenare il pavimento pelvico (sono come gli addominali, ma contrai un'altra parte del tuo corpo. Esatto, quella).
Poi l'ostetrica inizia a usare espressioni del tipo "Ce la farete perché ce l'hanno sempre fatta tutte.""Troverete la forza dentro di voi." e "Il corpo di una donna è fatto per partorire naturalmente." e tu ti senti in dovere di urlare "Taci Obi Wan Kenobi, io non voglio usare la Forza, io voglio usare l'epidurale capito?!", ma per fortuna ti fermi all'ultimo.
Poi una lezione in cui spiegano come avviene al parto, e in quel momento capisci l'espressione "il cammello che passa per la cruna di un ago". Solo che l'ago sei tu. E invece del cammello c'è la testa di un bambino.
Poi un'altra lezione in cui ci hanno fatto vedere le sale travaglio dell'ospedale.
E qui la cosa è stata molto strana, perché non era per niente come ALittaM se lo aspettava. Certo, c'erano le bende, le garze, i monitor e tutti gli aggeggi da ospedale. Ma era anche tutto molto comodo e rilassante, fatto apposta per farti sentire il meno possibile che sei in un ospedale.
C'era la sala con la vasca, la sala con la poltrona, la sala con la liana. C'è il lettore musicale, il diffusore di aromi, la doccia, le luci soffuse.
C'è una sala chiamata Terra, una Acqua e una Relax.
Insomma, a un certo punto sembrava, più che di una sala parto, di assistere al tour guidato del motel Charlie.

lunedì 22 agosto 2011

Il turboventilatore

Il turboventilatore!La canicola è arrivata anche a Lugano.
Dopo un'estate passata a vantarrmi dei diluvi e delle notti passate a dormire sotto una coperta imbottita, proprio alla fine di Agosto quando meno me lo aspettavo tac! ondata di caldo tremenda persino in Ticino.
Ora io so che c'è chi sta peggio, che a Milano si soffoca ecc, ma 34° a Lugano sono visti più come un segno dell'imminente Apocalisse che qualcosa di meteorologicamente plausibile.
Ste per fortuna è corso ai ripari, per dare alla moglie un po' di sollievo, ed è tornato con un ventilatore.
No, anzi, un ventilatore gigantesco.
Un motore di un jet.
Una cosa che ti ci metti davanti sembra di andare in automobile con i finestrini abbassati.
Che potrebbe essere usata in autunno per spazzare le foglie nel parco.
Che se te la leghi sul retro della bicicletta ti fa effetto hovercraft.

Non ci credete? Eccolo in azione proprio oggi pomeriggio. Quando ci si passa davanti si ottiene un piacevolissimo effetto tipo melteni su isola greca.

sabato 20 agosto 2011

Quando da carina diventa ingombrante

Non te l'ha detto nessuno, ma tra il settimo e l'ottavo mese accade una cosa.
Esplodi.
La pancetta che prima faceva tanto "donna incinta caruccia" diventa ogni giorno più larga. Tuo marito ti fa le foto al mare e resti di stucco per le dimensioni che hai raggiunto.
La cosa bella, poi, è che questo cambiamento avviene un giorno alla volta, quindi non ti rendi conto di quello che ti succede, fino a che non incontri qualcuno dopo un po' di tempo che non lo vedevi, e questo esordisce con un "caspita quanto sei grossa!"

Ma non solo questo. Ho anche racimolato commenti tipo:

"Mazza che panza!" "Ma sei sicura che sia solo uno?" "Ma tra quanto partorisci? Ah così tanto? Pensavo meno." "Sembri una mongolfiera!" "Non ho bisogno del materassino, ho già te in quello stato che vai benissimo" (questo ultimo commento gentilmente offerto dal marito)

Nel frattempo intorno a te capitano cose belle, meno belle, e anche cose brutte che ti lasciano senza fiato e con il cuore pieno di pena. Il fisico inizia a risentirne (solo questa espressione meriterebbe un post a parte!) e si vocifera che potresti anche evitare di lavorare, o per lo meno evitare di lavorare 12 ore al giorno.

E in contemporanea le cose si iniziano a fare concrete: la panza si agita da una parte all'altra e tu riesci a fare una forma a quello che si muove (una schiena! un sedere! un piede!), il dottore ti fa un paio di misurazioni e ti dice che la coinquilina sfiora i 2.4 Kg.

E mancano circa 6 settimane alla data del lancio.

mercoledì 27 luglio 2011

La musica in panza

Siamo alla fine del settimo mese ormai!
ALittaM e Ste si divertono a giocare con la panza. La guardano mentre si agita la sera dopo cena (probabili festeggiamenti da parte della pupa per l'arrivo della quotidiana razione di spaghetti), la toccano stupiti quando si sposta tutta da un lato (la pupa ama stare sul lato destro: la pancia di ALittaM assume un piacevole effetto "Alien"), le parlano. E soprattutto la futura madre la unge di olio di mandorle mattino e sera, che le sembra di oliare un pallone da basket ma almeno si spera scongiuri l'arrivo delle smagliature.
Ma soprattutto, si discute sulla musica da far sentire alla panza.
ALittaM la sottopone ogni giorno a quasi un'ora di tragitto in macchina in cui si ascolta quello che piace a lei: Rolling Stones, Black Keys, Queen, Bruce Springsteen, blues, rock, twist, ska vecchie canzoni degli anni '50 e '60. La pupa in tutto questo resta immobile.
Al lavoro la musica cambia ogni giorno, ma è una costante. Nirvana, Gentle Giant, Yes. La pupa a volte sta ferma, altre volte muove un piede.
Ste insiste sulla musica classica, che lui adora, e poi perché "ho letto che ai bambini piace".
E qui ogni volta la pupa dimostra di essere una ruffiana, perché non appena dalle casse esce una nota di Mozart, Vivaldi o Chopin ecco che si agita e inizia a ballare.
ALittaM sostiene che siano movimenti di protesta, mentre quando sente gli Stones resta immobile per apprezzare la musica.
In compenso oggi leggendo su internet ho scoperto che ci sono suggerimenti musicali per ogni trimestre, tutti scientificamente provati.
Ad esempio

"La musica di Beethoven e Brahms fa agitare il feto (quella di Mozart e Vivaldi, invece, lo tranquillizzano)" (cit.)

"La musica di Mozart e la voce materna, (...) possono curare le difficoltà di apprendimento, la dislessia, il ritardo mentale e il deficit di attenzione dei bambini." (cit.)

Punto 1: figurarsi se Mozart non doveva essere venduto come la cura di ogni male.
Punto 2: che Beethoven portasse il feto ad agitarsi c'erano già arrivati Burgess e Kubrick anni fa.

giovedì 21 luglio 2011

Perché serve un uomo in casa

C'è un motivo per cui una gravidanza non va affrontata da soli. Io ammiro le donne che hanno avuto figli senza un marito o un compagno in casa, perché in questi ultimi mesi mi sono resa conto che è socialmente, biologicamente e eticamente necessario avere un uomo in casa quando si è incinte.

A essere più precisi, più che un uomo serve uno schiavo.

L'Ormone. C'è bisogno di qualcuno che subisca quando l'Ormone attacca. ALittaM ha rari ma notevoli uragani ormonali in cui ogni cosa le fa girare le balle. E Ste sopporta come un santo, aspetta che le sia passato e non si arrabbia mai.

I lavori in casa. Non ce la si fa. Ve lo dico, non ce la si fa con la stessa verve ed energia di prima a pulire la casa, ma anche a fare la spesa o piegare il bucato. Serve un marito che dopo cena ti dica "mettiti sul divano che qua penso a tutto io."

Self-esteem. Ti svegli gonfia, stanca e allo specchio vedi te stessa con un melone nascosto sotto la maglietta. Tuo marito ti guarda e dice che sei stupenda: uno ci crede e non ci crede, ma comunque fa piacere.

I piedi gonfi. Un fastidio tremendo. Tra il caldo, lo stare seduti tutto il giorno e la circolazione rallentata, ALittaM arriva alla sera con i piedi a zampa d'elefante. Ste si arma di crema e pazienza e li strizza, li massaggia, li unge per bene mentre guarda la televisione.

Il sesso. Diciamocelo, rimorchiare un bel tenebroso in un pub sarebbe impossibile, nelle mie condizioni. Forse potrei conquistare qualcuno via Skype, con la telecamera puntata a mezzo busto. In questo caso l'unico che non perde mai interesse, nonostante i piedi gonfi e la panza gigantesca, è (prevedibilmente) il responsabile del fattaccio.

I vestiti. Volete mettere quando non vi stanno più le tute e le magliette e i pigiami che indossate di solito? Niente di più comodo, la sera, che aprire il cassetto del marito e infilarsi un suo magliettone XL e un suo vecchio paio di pantaloni del pigiama.

martedì 19 luglio 2011

32 (+1)

Le cose strane di questo compleanno.
Per una volta a Lugano diluvia e fanno 15° che sembra Ottobre.
E per una volta ho la pancia piena e gonfia ma non per colpa della super-cena di compleanno.
E per una volta non ho brindato con lo spumantino ma con un'acqua frizzante.
E per una volta il mio momento di massima goduria della giornata è stato spalmarmi sul divano e offrire i piedi alle manone di Ste.
E per una volta ho ricevuto più messaggi su Facebook che sms di auguri, ma va benissimo così.
E c'è qualcuno che mi da i calcetti di buon compleanno (chiaramente indotti dalla botta di zuccheri della torta che ho appena mangiato, ma vabbeh).
Questo compleanno +1 non è stato per niente male.

lunedì 18 luglio 2011

Ubi maior

In questo periodo ALittaM è una star.
I parenti e gli amici la guardano come se la vedessero per la prima volta. Anzi, le guardano la pancia. Fanno domande di ogni tipo ("Si muove?" "Come la chiamate?" "Riesci a dormire?" "Ti da fastidio la pancia?" "Hai caldo?"), allungano con cautela la mano verso il pancione sperando di intercettare un calcio della bambina (che, da vera timida quale è, non si mostra mai in pubblico, ma aspetta che ALittaM e Ste siano soli, a letto o sul divano, per iniziare a ballare la samba).
E poi iniziano a farle complimenti su quanto sia radiosa, e quanto stia bene, e come sono belle le donne in gravidanza (e ALittaM annuisce e prova a crederci, ma quando si vede allo specchio si vede uguale a com'è sempre).

ALittaM lo sa che questo è un periodo passeggero, e non ne fa segreto ai diretti interessati.

"Tanto lo so che adesso mi riempite di attenzioni solo perché sono incinta," ha detto l'altro giorno a una zia di Ste "Non appena partorirò, la vera star diventerà la bambina."
"È verissimo." ha risposto la zia senza battere ciglio "Preparati perché accadrà. Però non ti preoccupare, tra 15 anni ritorneremo ad accorgerci anche di te."

martedì 12 luglio 2011

Negli ultimi giorni

BasilicoGiovedì. Un'ora e un quarto per arrivare al lavoro invece dei soliti 25 minuti. Il motivo: lungolago chiuso per la preparazione di un gigantesco raduno di Harley-Davidson. ALittaM non ha niente contro gli Harleyani ma in quel preciso momento augura a tutti un attacco di diarrea. Nel pomeriggio, grandine e nubifragi. ALittaM impiega un'altra ora e un quarto per tornare, con tanto di autostrada chiusa causa frana di fango e raffiche sferzanti di pioggia. Arriva a casa che odia il mondo intero.

IMG_4393Venerdì. Day hospital. Il motivo? Scoprire se ALittaM ha il diabete gestazionale o no. Le viene prelevato del sangue, somministrato un orrido beverone zuccherino, prelevato il sangue, e ancora prelevato il sangue. Il tutto in circa tre ore. Alla fine il risultato è ottimo. ALittaM festeggia con una fetta di torta alle carote. La sera sul luganese si abbatte un altro temporale.

Colazione a letto con SteSabato e domenica. Relax luganese. Park and Read, colazione a letto, spesa, passeggiata sul lungolago, pennica, scorpacciata di film sul divano, torta. Cose così.

Lunedì e martedì. Caldo, caldo, caldo. ALittaM inizia a rendersi conto che al settimo mese abbondante è come andare in giro con una piccola stufa infilata dentro la pancia. Però le divinità del tempo le concedono delle tregue: in questo momento sta diluviando.

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