martedì 6 settembre 2011

La roccaforte Svizzera

Perché io a volte mi dimentico che non vivo più in Italia da più di tre anni, ma siamo in Svizzera.

Poi leggo un articolo in cui viene chiesto un decreto per prolungare l'orario di apertura dei negozi in Ticino:  fino alle 20 durante la settimana e fino alle 18 il sabato (non parliamo di domenica, ché la domenica in Ticino è come il giorno di Natale, tutto chiuso e strade deserte).
E poi leggo che a tale articolo i sindacati rispondono qualcosa che suona come "Toccateci tutto, ma non gli orari". Perché giustamente un negoziante in centro a Lugano che fa orario 9-12 e 16-18.30 (sabato pomeriggio chiuso) non può permettersi di lavorare un momento di più. Perché giustamente a Milano l'Ikea chiude alle 22, a Lugano alle 19, ma la colpa della crisi è il franco troppo forte.

Poi vado al supermercato e le zucchine mi costano 4 Euro al chilo. E a 15 km di distanza c'è un Carrefour dove costano 0,99 Euro al chilo. Ma ciononostante la Coop svizzera si vanta ogni anno di aver abbassato di 10 centesimi il prezzo di una cinquantina di prodotti.

Poi cammino per il lungolago e vedo questi discreti cartelloni politici.


E allora mi colpisce il fatto che la Svizzera è davvero una roccaforte. Un piccolo castello, assediato da nazioni circostanti che le fanno arrivare di contrabbando un'aria di cambiamento che assolutamente non vuole accettare, e che anzi vede come un affronto alla sua sacrosanta libertà di essere piacevolmente arretrata, un pelino rigida, ma tanto sicura.
Nei panni della Svizzera pochi farebbero diversamente. Probabilmente la posta in gioco, a detta loro, è la perdita della propria identità, fagocitata da quella delle nazioni limitrofe.

Però ti girano le balle, oh se ti girano le balle quando ti viene voglia di una bella fettina di vitello, e la paghi a peso d'oro...

1 commento:

Anonimo ha detto...

Prova a venire a viverci, in Italia. Prova.

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