martedì 4 ottobre 2011

Venerdì 16

È andata così: da un momento all'altro il mio ginecologo, il dottor P., mi ha detto che avrei avuto un parto indotto.

Mancavano ancora 2 settimane al termine, ma la pupa dalle misurazioni sembrava non crescere abbastanza. Allora meglio tirarla fuori, dice lui, così la facciamo crescere noi.

Ora, io non ho mai temuto il parto. Sapevo che una bella dose di dolore era prevista. Però il parto indotto è sempre stato nella lista delle cose che non avrei voluto. Ho sentito racconti di persone che ci sono passate e non mi sono piaciuti. E invece così mi era capitato, parto indotto nell'arco di poche ore. Era il pomeriggio del 15 e mi sono subito sentita una condannata a morte.

Ho fatto un ultimo salto al lavoro per chiudere le ultime cose che potevo chiudere, ho salutato chi dovevo salutare e sono tornata a casa col magone. Ho fatto la borsa e mi sono presentata con Ste per il ricovero la sera.

Dopo dodici ore e due ovuli di prostaglandine, poco o niente sembrava essersi mosso. Poi alle 12 di venerdì hanno fatto l'ennesimo tracciato, e sul volto di ostetriche e dottori il sorriso si è fatto un po' forzato.

"Mhmmm, passatemi la mascherina per l'ossigeno." ha detto una, mentre me la infilava in faccia. Il dottore è comparso nell'arco di pochi istanti e ha guardato il tracciato. Inizio di stress fetale. 

"Va bene signora, direi che a questo punto occorre fare un cesareo."

Così, nello stesso modo con cui da un istante all'altro sono stata catapultata da una vita normale alla previsione di un parto indotto, allo stesso modo sono stata catapultata dal parto indotto al cesaseo. In cinque minuti ero in sala parto, in dieci minuti mi avevano bucato la schiena e sdraiato sul lettino con le braccia aperte tipo crocifisso. È arrivato Ste, vestito tutto di verde, e si è seduto accanto a me.

Poi boh, ho sentito mani che rovistavano nella mia pancia, ma era una sensazione lontana, come se stessero tirando i lembi della maglietta che avevo addosso. E poi la pancia mi è sembrata alleggerirsi, e poi ho sentito un bambino che piangeva. Aspetta - la mia bambina!

E poi me l'hanno misurata, visitata, rigirata, e alla fine me l'hanno portata e me l'hanno appiccicata alla faccia (che io avevo le mani bloccate dai vari tubi). E questo cosino di 2.2 Kg mi ha guardato con gli occhi spalancati, con l'aria un po' perplessa di chi non mi vede per la prima volta.

Tutto il resto è stato noia, un bel po' di minuti a essere ricucita, io che stranamente in tutto quel trambusto mi sentivo affamata, la buffissima sensazione di non avere niente dalla vita in giù.

E quindi eccolo qui il venerdì 16 Settembre, che doveva essere un venerdì qualsiasi e invece è stato un parto indotto, e poi un cesareo, e poi soprattutto, il giorno in cui è nata Lucia.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi sono commossa alla fine!! La piccola Lucia, il 16 settembre che da un giorno all'altro è diventata la vostra data più importante, e il meraviglioso viaggio che avete iniziato tutti e tre insieme...vi auguro un mondo di felicità! O.

Selene ha detto...

Anch'io mi sono commossa. Che piccola vita tenera... :)

Ali ha detto...

:) Anche io non ho avuto il parto che mi aspettavo. Anche io l'avrei voluto totalmente naturale. Senza induzione, senza anestesia epidurale, senza tagli... invece... è successo un casino! Che sfortuna. Vabbè, tutto è finito per il meglio ed ora siamo qui felici e cicciosi! :)

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