sabato 29 ottobre 2011

Meglio di Marcel Marceau

Sabato pomeriggio.
ALittaM e Ste stanno preparando la lista della spesa.
Sarà Ste ad andare a fare la spesa al Bennet, perché a quanto pare i bimbi piccoli è meglio che non visitino i supermercati (troppa gente, troppi germi, cose di questo tipo - a sentirli descrivere sotto questi termini anche un adulto perde la voglia di andarci).
ALittaM detta la lista della spesa a Ste.
E nel frattempo sta facendo merenda.
Ma non interrompersi e non vuole aspettare la fine del pacchetto di biscotti per finire l'elenco.

Provateci voi, in pochi secondi, a mimare a vostro marito concetti come "Svelto", "Yogurt Yomo confezione 8 pezzi" e "Guarda al banco del pesce se c'è qualcosa di buono in offerta". Vi sfido.
Ah, e Ste comunque ha capito quasi tutto. Stare insieme da tutto questo tempo ha dei chiarissimi pregi.

PS: E ovviamente Lucia ha deciso di farsi venire una crisi isterica, di quelle sono stanca ma non voglio dormire, proprio nel momento in cui Ste si infila la giacca. ALittaM l'ha stordita nell'unico metodo (legale) che conosce: infilandola nella fascia e passeggiando cinque minuti per casa. Risultato: una Lucia addormentata di colpo, e una ALittaM contenta di avere le mani libere, ma che si sente un po' un marsupiale.

venerdì 21 ottobre 2011

Decifrare il rompicapo-Lucia

Luciotta

Ti danno il libretto di istruzioni per tutto, tranne che per un bambino.
Chiedi consiglio alle esperte e loro ti dicono "prova quello, prova questo, sarà questo, o forse quello." Mai una risposta sicura - si tratta di esseri umani, non di robot.
E allora si va per tentativi. Questo funziona? Bene. Questo no? Ok.
Lucia probabilmente ci prende per una coppia di deficienti, che la guardano la osservano la rigirano, le parlano, la cullano, le porgono ciucci, tette, giocattoli. 
A noi invece sembra di avere davanti un piccolo delizioso cubo di Rubik.



mercoledì 19 ottobre 2011

Chimica del latte materno

Latte.
Il mio corpo produce latte.
No aspetta, partiamo dal principio.
Il mio corpo ha prodotto prima un essere umano. E poi si è messo a produrre latte.
Sono cose che se ti fermi a pensarci ti fanno girare la testa. Ti fanno credere alla storia della cicogna. Fa molta meno impressione il pensiero di un bambino consegnato a casa da un grosso uccello piuttosto che un bambino generato dai tuoi stessi visceri.
E il latte. Vogliamo parlare del latte?
Soprattutto quando te lo estrai quotidianamente e ne conservi una scorta in frigo. E quando apri il frigo per prendere il parmigiano te lo trovi davanti. Il tuo latte. Oddio.
E questa ve la devo dire: lo sapete che il latte materno, se lo lasciate in frigo, si separa? All'inizio è compatto. Poi dopo un paio di giorni si separa in più strati: quello liquido sul fondo e, in alto, quello grasso e denso.
E la parte grassa e densa, ve lo devo confessare, ha il colore e la consistenza della panna montata.
Ed è roba uscita dal mio corpo.
Non so se la cosa mi esalti o mi disgusti. Forse un misto di entrambe le cose.

PS: 3 kg di pupa. Questa mi è cresciuta di 700 grammi in tre settimane. Evidentemente la parte grassa del mio latte è grassa, ma grassa tanto.

martedì 18 ottobre 2011

Per mantenere la sanità mentale durante il puerperio

1) The Big Bang Theory
Me ne sono innamorata lentamente, mi ha colto alla sprovvista quando era troppo tardi. L'anno scorso P. mi diceva che era strepitoso, di guardarlo assolutamente (soprattutto visti i miei trascorsi da nerd e trekkie). Io non credevo sarebbe stato così divertente. E invece lo è. E la sigla è pure cantata dai Barenaked Ladies. Ahhh!

2) IPhone
Sembra una stupidaggine, ma quando hai una tetta e una mano occupata alle 2 di notte un IPhone è un dono del Signore. Mentre Lucia si nutre, io leggo i miei feed, leggo le mail, guardo Facebook, spulcio Wikipedia in cerca delle cose più strane (tipo la definizione di puerperio, appunto).

3) La merenda
Una donna che allatta può mangiare e porcheggiare e tutti dicono che ne ha il diritto. Molto di più che una donna incinta. Yeeee! Nella mia credenza albergano una confezione maxi di Abbracci, una di Ringo, una di biscotti all'Ovomaltina, un pacco di noci. Nel frigo tre bricchi di succo di frutta, latte, yogurt. Ogni scusa è buona per fare una (o più) merende. Ho letteralmente annegato il baby blues negli zuccheri e nei grassi.

4) L'aria aperta
Anche quando non ne hai voglia. Anche quando ti fanno male le gambe e i pantaloni sfregano sulla ferita del cesareo. Chissenefrega. Metti la pupa nella fascia, o nella carrozzina, ed esci. Soprattutto se la pupa sta sclerando (come capita a volte). Goditi il lungolago, il parco Ciani, ma anche la via dietro casa va bene se non vuoi allontanarti troppo. Semplicemente, esci dalle mura di casa e rimettiti in contatto col mondo. La cosa farà bene a te e a lei.

5) Una telefonata di lavoro
Dall'altra parte del telefono i miei colleghi iniziano sempre con "disturbo?", ma non si rendono conto di quanto sono contenta quando mi chiamano. Parlare di cose che non siano bambini, rimettere in moto il cervello, bastano cinque minuti di telefonata di lavoro per ricordarmi di tutte le cose che là fuori continuano ad accadere, e aspettano solo che io ritorni.

6) "Riposati che te la tengo io"
Anche solo per mezzora. Io intanto cazzeggio su internet, lavoro su qualcosa, faccio una doccia extra lunga con shampoo e balsamo districante, mi faccio una pennica, leggo un libro o una rivista, faccio una torta. Per qualche minuto sono tranquilla perché so che i suoi pianti saranno calmati da qualcun altro e se ha voglia di coccole c'è qualcun altro che se la prenderà in braccio. Io non mi sento in colpa perché so che l'avrò per il resto della giornata. Nel frattempo questa mezzora è tutta mia.

lunedì 17 ottobre 2011

Marketing emozionale del pannolino

Sui pannolini di marca X ci sono stampati tre pulcini che fanno la nanna e dicono le filastrocche.

Sui pannolini di marca Y c'è addirittura Winnie Pooh.

Ma lo sanno i produttori di pannolini che un bambino di un mese non solo non ha la cognizione per capire quello che è stampato sul pannolino, ma soprattutto non arriva a vederlo? Come fa un fagottino di pochi centimetri a chinarsi, aprire la tutina, spostare il body ed ammirare le stampe artistiche sui propri pannolini?

E quindi diciamolo, perché li fanno stampati con delle insulse immagini infantili? Questo è il pensiero che mi coglie sempre a notte fonda, quando mi accingo ad aprire il pacco sorpresa che Lucia mi ha riservato e mi trovo davanti questi allegri disegnini.

Le madri sono le uniche* a vedere quello che è stampato sul pannolino. E quindi, produttori di pannolini, per favore, stampateci sopra le foto di Jude Law e George Clooney ignudi che sono molto più apprezzate.

*(correzione. è vero, spesso anche i padri. e allora fate anche la versione for men con le fotomodelle)

martedì 11 ottobre 2011

Sempre io

Questo blog non si trasformerà in un mom blog soltanto perché ora ho una figlia.

Mi sto rendendo conto tuttavia che i mom blog non lo diventano per scelta, ma per necessità. Perché quando una donna, che prima divideva la propria giornata tra libri, film, musica, amici, cultura, lavoro, cronaca, ecc, dicevo quando una donna così si ritrova sola tutto il giorno con un figlio, alla fine della giornata ha pochi argomenti di cui parlare se non quello che ha vissuto quotidianamente: cacche, pannolini, tette, latte, pianti, ruttini e poco altro.

Quindi pazientate se, nonostante i miei propositi di non diventare un mom blog, questo blog tenderà nelle prossime settimane a diventare monotematico.

Vi basti sapere che nel mentre io provo una struggente mancanza per il mio lavoro, il mio ufficio sporco e puzzolente, i miei colleghi sporchi e puzzolenti anche loro (in particolare uno, quello con cui passavo la maggior parte del tempo). Uscire di casa la mattina presto e tornare la sera tardi. Andare a Milano per riunioni di lavoro infinite da cui uscivo esaltata e spaventata. Andare in trasferta un po' ovunque. Ascoltare la musica ad alto volume mentre si beve una birra e si parla delle prossime fiere da organizzare.

Mi consola il fatto che non sono cose che ho buttato via, ma solo cose che ho dovuto accantonare per un po'. Mi consolano piccoli grandi passi come imparare ad uscire da sola con la pupa, infilarla nella fascia e farla crollare addormentata dopo due minuti, portarla dal pediatra e vedere che nonostante tutto (notti insonni, capezzoli indolenziti, poppate ogni due ore) è grazie al mio latte che sta crescendo, e sta crescendo bene e in fretta.

Il che vuol dire che si avvicina il giorno in cui potrò sbolognarla per qualche ora alla nonna... e andare al cinema, andare a mangiare una pizza con Ste, o anche semplicemente tornare in ufficio per un po'.

PS: Grazie a O., F. e S., le mie mamme-amiche, che in questi giorni mi hanno aiutato con i loro messaggi, le chiamate, le chat e tutto quanto. Aiuta molto sapere di non essere sola. Aiuta davvero.

mercoledì 5 ottobre 2011

Le gioie della maternità




Poi dicono che migliori, eh, ma la prima settimana a casa con una bambina affamata si riassume in queste poche immagini.

martedì 4 ottobre 2011

Venerdì 16

È andata così: da un momento all'altro il mio ginecologo, il dottor P., mi ha detto che avrei avuto un parto indotto.

Mancavano ancora 2 settimane al termine, ma la pupa dalle misurazioni sembrava non crescere abbastanza. Allora meglio tirarla fuori, dice lui, così la facciamo crescere noi.

Ora, io non ho mai temuto il parto. Sapevo che una bella dose di dolore era prevista. Però il parto indotto è sempre stato nella lista delle cose che non avrei voluto. Ho sentito racconti di persone che ci sono passate e non mi sono piaciuti. E invece così mi era capitato, parto indotto nell'arco di poche ore. Era il pomeriggio del 15 e mi sono subito sentita una condannata a morte.

Ho fatto un ultimo salto al lavoro per chiudere le ultime cose che potevo chiudere, ho salutato chi dovevo salutare e sono tornata a casa col magone. Ho fatto la borsa e mi sono presentata con Ste per il ricovero la sera.

Dopo dodici ore e due ovuli di prostaglandine, poco o niente sembrava essersi mosso. Poi alle 12 di venerdì hanno fatto l'ennesimo tracciato, e sul volto di ostetriche e dottori il sorriso si è fatto un po' forzato.

"Mhmmm, passatemi la mascherina per l'ossigeno." ha detto una, mentre me la infilava in faccia. Il dottore è comparso nell'arco di pochi istanti e ha guardato il tracciato. Inizio di stress fetale. 

"Va bene signora, direi che a questo punto occorre fare un cesareo."

Così, nello stesso modo con cui da un istante all'altro sono stata catapultata da una vita normale alla previsione di un parto indotto, allo stesso modo sono stata catapultata dal parto indotto al cesaseo. In cinque minuti ero in sala parto, in dieci minuti mi avevano bucato la schiena e sdraiato sul lettino con le braccia aperte tipo crocifisso. È arrivato Ste, vestito tutto di verde, e si è seduto accanto a me.

Poi boh, ho sentito mani che rovistavano nella mia pancia, ma era una sensazione lontana, come se stessero tirando i lembi della maglietta che avevo addosso. E poi la pancia mi è sembrata alleggerirsi, e poi ho sentito un bambino che piangeva. Aspetta - la mia bambina!

E poi me l'hanno misurata, visitata, rigirata, e alla fine me l'hanno portata e me l'hanno appiccicata alla faccia (che io avevo le mani bloccate dai vari tubi). E questo cosino di 2.2 Kg mi ha guardato con gli occhi spalancati, con l'aria un po' perplessa di chi non mi vede per la prima volta.

Tutto il resto è stato noia, un bel po' di minuti a essere ricucita, io che stranamente in tutto quel trambusto mi sentivo affamata, la buffissima sensazione di non avere niente dalla vita in giù.

E quindi eccolo qui il venerdì 16 Settembre, che doveva essere un venerdì qualsiasi e invece è stato un parto indotto, e poi un cesareo, e poi soprattutto, il giorno in cui è nata Lucia.

sabato 1 ottobre 2011

Al Civico

Al Civico di Lugano sono rimasta dalla sera del 15 alla mattina del 27.

Il menuNon sapevo cosa aspettarmi, pur avendolo già visitato in altre occasioni. Conoscevo ostetriche e dottori, ma era la prima volta in tutta la mia vita che venivo ricoverata. E la cosa mi faceva un po' paura.

Quello che mi ha colpito di più è stato il cibo. Lo so, parlo solo di cibo. Ma un ospedale dove passa in camera un addetto ogni giorno a farti scegliere dal menu pranzo e cena, un ospedale dove puoi ordinare una brioche (anzi, gipfel) con extra burro e marmellata a colazione, un ospedale dove dopo la cena delle 18 passano alle 20.30 a darti una tisana e lo snack della buonanotte... beh, a me queste cose hanno fatto una ottima impressione.

La vista dall'ospedaleE la vista. Dalle stanze del Civico di Lugano c'è una vista mozzafiato. Di quelle che, al decimo giorno di degenza, ti fanno venire il magone al pensiero di quante cose belle ti stai perdendo mentre sei là dentro.

E la gente che ci lavora. Ostetriche spettacolari, dotate di una pazienza infinita ma anche di grandissimo sangue freddo. Dottori che sembrano usciti da ER (e anche un po' da Dottor House...).

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