giovedì 23 agosto 2012

Non chiamatelo Lucifero

Non mi piace chiamarlo Lucifero, principalmente perché non mi piace la spettacolarizzazione del meteo che è stata fatta quest'anno. Non siamo l'America, non abbiamo gli uragani. Non c'è niente di scenografico in una bolla di caldo mortale che ti attanaglia giorno e notte, non serve a niente dargli un nome. Anzi, dargli un nome lo legittimerà, l'anticiclone di sentirà invogliato a dare il meglio di sé, fare notizia, far vedere di cosa è capace.

Questo per dirvi che il caldo torrido è riuscito ad arrivare anche qui, nell'atollo ticinese, il posto magico dove la sera ci vuole la maglia per andare sul lungolago, dove i boschi soffiano aria fresca e l'aria condizionata non si usa. È arrivato qui e ha travolto tutti con i suoi 36°.

Non vi parlo dell'ufficio, perché sarebbe troppo facile. Lavoro al livello della strada, mi affaccio su un cortile polveroso dove passano camion a gran velocità. Il sole picchia sulla mia schiena dalle 12 alle 18. Non c'è aria condizionata. Vi basti sapere che martedì alle 16 la temperatura è arrivata a 32° dentro l'ufficio, e ho iniziato ad avere le allucinazioni.

Il caldo si è insinuato in casa di ALittaM e Ste come una invasione di formiche, piano piano, giorno per giorno, fino a che la casa (quarto e ultimo piano, esposta al sole tutto il giorno, senza tapparelle ma con persiane) non ha raggiunto la temperatura di un forno, più o meno lunedì sera. Si annaspava. Lucia beveva litri d'acqua ed era tutta contenta perché erano tre giorni che viveva nuda, con solo il pannolino, ma un po' si capiva che anche lei era stupita dal gran caldo.

L'unico refrigerio si trovava al parco, sdraiati su un prato sotto le fronde degli alberi. Lì, guardando il lago che tremolava di caldo, solcato da barche di disperati in cerca di sollievo, ti illudevi che forse si poteva sopportare. Poi ritornavi in città e l'asfalto ti ributtava in faccia il calore, e il tuo corpo si trasformava in un'unica gigantesca ghiandola sudoripara.

Fino a che, ieri notte, finalmente è arrivato. Lui.
Il temporale.

È cominciato nel cuore della notte con una folata di vento e una porta che sbatte. È seguito uno scroscio, poi ancora più vento, e ancora di più, e di più. E poi giù pioggia a secchiate.

ALittaM e Ste erano a letto, svegli, ad ascoltare l'acquazzone e godere della temperatura che scendeva rapidamente. Faceva anche un po' paura, se proprio ve lo devo dire. Il vento sembrava volersi portare via la casa, tipo Mago di Oz. Le imposte tremavano, in balcone le bottiglie rotolavano di qua e di là, gli scrosci sbattevano sul muro (in tutto questo, ovviamente, Lucia ha continuato a dormire come se niente fosse. Vi ho già detto che la amo?).

Oggi c'è di nuovo il sole e fa caldo, ma l'aria è già diversa. O forse sono io a volermi convincere di questa cosa.

Fattostà che signor Autunno, quando vuole far capolino noi saremo pronti. Questa estate è stata bella e soleggiata e piacevole, ma ci siamo stancati.

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