martedì 11 dicembre 2012

Lettera al forno di casa

Caro forno nuovo della casa nuova,

sei bellissimo, efficiente, moderno, luccicante e finalmente sistemato a una altezza che non mi obblighi a chinarmi su me stessa per vedere se la cottura procede.
Ti ho desiderato e sono lieta di averti nella mia vita.
Però posso dirtelo, senza offesa, che mi stai un po' sulle balle?
Stessa ricetta del banana bread, il mio dolce del cuore*. Differenti risultati, entrambi catastrofici.

- La prima volta, seguendo le modalità della ricetta base, è uscito un frankenstein delle torte, un coso molliccio, crudo e sgonfio, che fuori però era bruciacchiato.

- La seconda volta, seguendo le modalità del buon senso e delle istruzioni del forno nuovo, è uscito un coso abbrustolito fuori e torrefatto dentro, che sembrava ci fosse il cioccolato quando in realtà non c'era, ad eccezione di alcune oasi di banana mezza sciolta. Invece che una torta sembrava quasi un pezzo di toast da sgranocchiare.

Ora tu, caro forno, mi vuoi spiegare per favore come si fa a fare una torta, una normalissima torta alla banana, senza doverla cestinare ogni volta? Mi stai facendo sentire un'inetta.
Domenica prossima provo per la terza volta il banana bread. Questa volta sarà la volta buona, anche a costo di rimetterci tutti i caschi di banana dell'Esselunga.

Cordialmente,

la tua proprietaria



*Banana bread, il mio dolce del cuore nonché cimitero in cui vanno a morire le millemila banane che compriamo ogni settimana e che evolvono dall'acerbo al nero-molle nell'arco di 18 ore.

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