sabato 9 febbraio 2013

La svizzerizzazione

Ieri sono stata a Milano.
Mi ha dato da pensare il fatto che, al pensiero di arrivare a Milano, la mia prima preoccupazione sia stata "e ora dove lascio la macchina?", come se la mia città fosse un labirinto in cui è meglio non intricarsi. Anni fa avrei fatto una scrollata di spalle, guardato sul Tuttocittà il luogo dell'evento, ipotizzato che "la metterò da qualche parte in zona" e via.
E invece no. Ieri l'ho lasciata al parcheggio sotterraneo multipiano di piazza Piemonte, anche se era lontano da dove dovevo andare, perché mi faceva sentire più tranquilla. Anche pagando una decina di euro per un pomeriggio di parcheggio, ma non me ne importava. Il pensiero di incastrarla all'incrocio tra due viuzze, metà sulle righe gialle e metà su un carico/scarico (cosa che avrei fatto un tempo) mi atterriva.
Poi sono scesa in metrò e ho litigato per qualche minuto con la macchina automatica che non riusciva a ricaricarmi la tessera. Poi sono arrivata al Foodcamp e me la sono goduta, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta (cit.). Finito il Foodcamp, ho riattraversato la città e sono sbucata in Buonarroti. E mentre passeggiavo per la strada ho visto i gruppi di giovani seduti a prendere l'aperitivo, a bere vino e fumare e sbocconcellare finger food. I ragazzini appoggiati alle macchine che chiaccheravano. Le automobili in doppia fila. La gente che si incontrava davanti ai portoni. I ristoranti che si riempivano.
Erano le 8 di sera e a me questa cosa è parsa straordinaria. In Piazza Piemonte c'era traffico, auto che sfrecciavano di fretta, i tram pieni di gente.
Mi sono resa conto in quel momento che io vivo da Lugano da più di 4 anni. Da più di 4 anni sono abituata a non vedere nessuno per strada la sera e nei weekend. Sono abituata a poche luci, pochi ristoranti. Sono abituata a non prendere i mezzi pubblici ma solo l'auto. Sono abituata a un traffico inesistente, guidatori educati, mai un clacson.
Non sono più abituata alle luci, le auto, il movimento, la vita di Milano.
Mi stupisce e mi rattrista il fatto di non essere più in sintonia con la mia città.
È la svizzerizzazione, immagino, non c'è modo di opporsi.

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