venerdì 21 giugno 2013

Gli estranei

Disclaimer: Questo post è nato leggendo questo articolo di MilanoToday su come un intero autobus abbia ignorato una donna che veniva minacciata da un estraneo. Ecco, è il tipo di cosa che mi fa venire il mal di stomaco.

Io sono qui da ormai 5 anni, e mi rendo conto che il tempo inizia a fare il suo effetto.
Faccio cose che a Milano sarebbero impensabili, non me rendo neanche conto, ma è così.


Ad esempio, attraverso sulle strisce senza pensarci. A Lugano, in Svizzera, è la norma. Potresti anche non fermarti a controllare se si fermano, e infatti quasi tutti non lo fanno nemmeno: attraversano e basta, lasciando al tuo buonsenso, alla tua educazione, e al tuo ABS il compito di non ammazzarli.
A Milano spesso e volentieri mi trovo sulle strisce pedonali, e attraverso. Un paio di volte ho rischiato la vita. Le altre volte ho generato un'inchiodata o una frenata non previste, con occhiate piene di stupore dall'altra parte del parabrezza.
Non ci arrivo più, capite, a ragionare sul fatto che in Italia la gente non lascia attraversare i pedoni. Sono scollegata con la realtà dei fatti, e a volte ritorno pesantamente sulla terra.

E poi c'è la cosa di parlarsi per strada.
È assurdo, quando sono arrivata mi sembrava una abitudine da idioti e invece ora non posso farne a meno.
Se a Lugano incroci qualcuno per strada, diciamo in una strada di quartiere poco affollata, è normalissimo salutarsi "Salve." "'giorno." Certo, non vi conoscete e non vi rivedrete mai più, ma vi siete visti per strada ed è normale parlarsi.
È normale fare due chiacchere con un passante mentre stai facendo due coccole a tua figlia. È normale che i bambini accorrano in direzione del tuo passeggino e inizino a fare le feste a Lucia chiamandola "bella bambina". È normale che le vecchiette per strada ti salutino e ti augurino buona giornata. È normale che il barista ti faccia due commenti sul tempo o sul periodo.

Direte voi, è vita di quartiere, vita di provincia, applicata su scala nazionale.

Certo, ma poi vado a Milano e attacco bottone con gli estranei e mi ritrovo con un muro di silenzio e imbarazzo. Provo a chiaccherare col barista e mi sento sociopatica. Cerco sguardi di approvazione nei passanti quando Lucia li saluta sbracciandosi e loro evitano lo sguardo.
Sono tutti nelle loro bolle, si fanno i cazzi loro, non vogliono rogne, forse hanno paura, forse si sentono soli.
Non lo so. È avvilente se ci penso.

Insomma, ma è così difficile mostrare un po' di cortesia nella grande città?

4 commenti:

Glam Chic Bold ha detto...

Sono anch'io un'italiana all'estero ed il mio compagno (svizzero) ogni volta che andiamo nella mia cittadina in provincia di Roma non faceva caso al fatto di guardare prima di attraversare al ché io gli dicevo "guarda che non siamo in Svizzera" :-D Però è vero qui in Svizzera puoi passare senza guardare e se qualcuno capita che è distratto inchioda piuttosto che non farti passare. Sono piccole differenze che, nel tempo, fanno la differenza e lo senti quando torni in Italia.

Federica Boffa ha detto...

Da Svizzerotta DOC :-) posso dire che mi fa piacere leggere che apprezzate queste nostre abitudini. E sorrido perché noi le diamo per scontate...ma chi arriva da un'altra nazione le nota sicuramente di più ;-)

Eli ha detto...

..e non parliamo quando in Italia mi fermo con il semaforo giallo..quante strombazzate!!!!

Non avevo mai riflettuto sul fatto di salutare, è vero, io saluto le persone che incontro per strada e mi metto immancabilmente a chiacchierare sia nell'attesa dell'autobus o nella sala d'aspetto dello studio medico...
Grazie Ale che ci fai riflettere su queste cose!!

Anonimo ha detto...

la svizzera (e gli svizzeri) vive nella bambagia, e anch'io, se ci vivessi, riuscirei a svegliarmi la mattina con il sorriso a 32 denti, sempre. Non è molto difficile da capire. In italia è molto più difficile vivere.

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