giovedì 17 ottobre 2013

Siamo ancora nel 1938


La settimana scorsa ho trovato una ristampa di una rivista locale di Lugano degli anni '30. All'inizio ero incuriosita dal look, perché a me tutto quello che unisce tipografia, vintage, lettering e design in generale è fonte di grande passione e godimento. Se girate con me per le strade di una città spesso mi vedrete indicare insegne, cartelli, oggetti nelle vetrine al suono di "Guarda che bello quello!" oppure "Guarda che bel font!" "Guarda la scelta di colori!" D'altra parte, mi sentirete anche inveire contro ogni cartellone in Comic Sans che il destino ha messo sul mio cammino al suono di "Tutti a casa, le aziende che fanno pubblicità in Comic Sans andrebbero chiuse d'ufficio!"
Sì, sono abbastanza strana come persona.

In ogni caso, eccomi qua a sfogliare la Rivista di Lugano del 1938 con aria interessata e goduriosa, quando, tra un trafiletto di satira politica e una pubblicità per grammofoni, mi coglie una fulminazione.
In Ticino non è cambiato molto dal 1938.
Questa rivista, pur avendo aggiornato la grafica, non ha cambiato spirito né intento: è una famosissima rivista locale che la gente del luogo legge per sapere le notizie "della città". Una rivista in cui vengono raccontati e approfonditi (?) i fatti di una cittadina di 55.000 abitanti che per i locali è vista come la metropoli. Una rivista che commercianti locali usano per fare pubblicità a massima targetizzazione.
Ma anche gli altri paesini hanno questa stampa locale, questo interesse nei confronti delle cose che sono successe in paese. E la cosa bella è che per il ticinese medio questo tipo di notizie sono più importanti di quelle dal resto della Svizzera e molto più importanti di quelle dal resto del mondo.
È come se sotto molti aspetti la globalizzazione qui non fosse arrivata.
Qua si mangia nostrano, si legge locale, si guarda La1, si ascolta Radio3i, si beve il Merlot.
Il Ticino è un inno alla autosufficienza.
Persino i quotidiani del cantone dedicano i titoloni alla cronaca locale e solo poche pagine al resto del mondo.
Insomma, sotto questo aspetto è affascinante e un tantino sconfortante sapere che dal 1938 le cose non sono molto cambiate.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sì, la Svizzera è così, con i suoi pro ed i suoi contro.
E miei parenti che hanno vissuto un paio di anni a Zurigo mi hanno detto che i locali si sentono Svizzeri e non Europei, si sentono Svizzeri circondati dall'Europa.
Mila

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