lunedì 3 febbraio 2014

Back to school (più o meno)

In questo periodo di crescita e ri-crescita sto seguendo molti corsi.
Alcuni per scelta, altri per obbligo. Diciamo che li ho dovuti prendere tutti a pacchetto, e ora mi devo ciucciare qualcosa come 25 giornate di formazione continua full-time e una manciata di coaching personali di un'ora ciascuno.
Se poi voglio buttarci dentro qualche centinaio di franchi, mi potrei anche trovare con un certificato di qualche tipo, anche se non ho ben capito a cosa mi possano servire.
Il luogo di questi corsi, pur essendo tremendamente vicino a casa mia, è in una zona del Luganese odiata più o meno da tutti quelli che ci hanno avuto a che fare: Manno.
Manno è una lunga via cantonale sulla quale sorgono, e continuano a sorgere, centri di servizi, uffici, capannoni, palazzi, e chi più ne ha più ne metta. Un lungo rettilineo che finisce a Cadempino da una parte, Bioggio dall'altra, ha in mezzo uno svincolo autostradale perennemente ingorgato, ed è costellato di aziende, più o meno grandi e importanti, ma tutte accomunate da una cosa: l'impossibilità di trovare parcheggio.

Sembrerebbe che il mondo intero vada e venga da Manno quotidianamente, o almeno così mi sento io ogni mattina a imprecare contro le automobili che mi circondano.
Da brava italiana ho ovviato alla mancanza di parcheggio come meglio ho potuto: infilando la Golf in posti abusivi, tipo quelli riservati al ristorante o ai negozi, lasciando bigliettini pieni di rimorso in cui dicevo che tornavo subito (e poi sparivo per otto ore). Fino a che non mi hanno colto i sensi di colpa (altrimenti detti, paura della rimozione forzata) e ho deciso di lasciarla nell'unico luogo dove c'è sempre posto, ovvero al supermercato di Bioggio, a soli 12 minuti di distanza a piedi (sic!).
I corsi, direte voi? Che corsi sto seguendo? Boh. Di tutto e di più. Finora ho passato:
- un'ora a parlare con un tizio delle mie scelte lavorative
- un'ora a parlare con un'altra tizia delle mie scelte lavorative (entrambe queste ore sono diventata ottima occasione per sparlare del mercato del lavoro ticinese, e quindi un piacevole momento di sfogo personale)
- una giornata a capire i "diritti dei salariati", che tradotto per un italiano significa "in Svizzera te possono licenzia' dall'oggi al domani, e hanno pure ragione". In allegato: libretto con un elenco dei tuoi diritti, da studiare in caso di necessità, che comunque diventa molto deprimente messo di fronte alla fatidica "libertà di licenziamento" nonché alla mancanza di salario minimo per la categoria di lavoro in cui ricade la sottoscritta (ma questo merita un post a parte).
- una giornata a studiare come "candidarsi correttamente", che tradotto per un italiano significa "impara a scrivere stocazzo di curriculum e lettera di presentazione". I punti belli della giornata: la docente che cita Beppe Severgnini e Dino Buzzati (citazioni apprezzate solo dalla sottoscritta, ma vabbeh), e questo:


ovvero un breve prontuario su come la lingua italiana e la lingua ticinese siano diverse, per moltissimi aspetti, e su come sia importante sapere adeguare il registro in base alla persona con cui parli.

Io sto imparando una cosa, da queste giornate di formazione più o meno obbligatoria: che mi piace un sacco andare a scuola. Sedersi a un banco, seguire la lezione, prendere appunti, la pausa caffé, la pausa pranzo, le chiacchere con i compagni di corso, le dispense, il senso di avere aggiunto qualcosa alla propria conoscenza.
Ho passato gli anni migliori della mia vita a odiare la scuola e adesso che ho 34 anni mi rendo conto che studiare è una delle cose migliori che possano capitarti nella vita. Buffo eh?

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