sabato 22 marzo 2014

Gestione del tempo


Ieri, nell'ambito dei corsi di formazione che, un po' per mia scelta e un po' per forza di cose, sto facendo in questo periodo, è stato il turno della Gestione del Tempo, o Time Management.
Iniziamo subito dicendo che non ho dato il mio meglio, presentandomi in ritardo all'inizio del corso. Direte voi, vedi che hai bisogno di un corso del genere?
Di solito non ho una idea molto chiara di cosa mi aspetti quando ho corsi di questo tipo. A volte sono ottore ore di noia mortale, a volte sono momenti illuminanti. Per fortuna ieri è stata una giornata più simile all'illuminazione che alla noia assoluta.



Chi mi segue su Facebook e Instagram lo ha visto, uno dei miei slide preferiti è stato quello con i "10 errori tipici nella gestione del tempo"
  • Non stabilire obiettivi, priorità o piano giornalieri
  • Fare troppe cose oppure tutto in una volta
  • Interruzioni telefoniche, distrazioni
  • Colloqui lunghi o superflui
  • Visite inattese
  • Scarsa comunicazione
  • Rimandare i compiti sgradevoli
  • Incapacità di dire di no
  • Perfezionismo
  • Mancanza di autodisciplina
Inutile dire che, soltanto leggere questo elenco, è stato come mettersi davanti a uno specchio.
Io sono una procastinatrice nata. Tengo tutto per l'ultimo momento buono, e poi faccio tutto di corsa e in preda al panico. Come dice Calvin, la mia musa ispiratrice è il last-minute panic.


Ma non solo: seguendo questa lezione ho capito che siamo praticamente tutti così, ad eccezione di alcuni super-umani che non hanno mai problemi di concentrazione e autodisciplina, e io li invidio.
Vi basti capire che io sto scrivendo questo post per evitare di fare altri DUE lavori che dovrei fare in questo momento (tre se contiamo la biancheria fresca di asciugatrice che implora di essere messa a posto)(quattro se guardo il pannolino di Lucia)(and the list goes on!)
E mi auto-giustifico, per giunta, dicendo che il mio lavoro è creativo e che in quanto tale ho diritto a fare la cazzona fino all'ultimo minuto utile prima del panico. Non è vero. C'è gente che è creativa e organizzata e guarda alla deadline con tranquillità e non col panico con cui la guardo io.

Ieri ho anche avuto modo di imparare la matrice di Eisenhower, e ho avuto modo di capire un'altra cosa fondamentale del modo in cui lavoro: non so cosa voglia dire delegare. Abbiamo lavorato mezzora sul concetto di delegare, e per quanto mi sforzassi non sono riuscita a togliermi dalla testa l'idea che il concetto stesso di delegare implica una sconfitta, un non-sono-stata-capace.

Insomma, la strada da percorrere è lunga.

PS: Grazie a Moreno per l'ottimo lavoro di ieri. E per aver terminato il corso con una clip di Blade Runner!


1 commento:

Pellegrina ha detto...

Beh, per metà sono come te. Per l'altra sono l'opposto. Ognuno ha la possibilità di fare qualcosa: delegare significa saper organizzare oltre che fare, non il contrario :-)
Ci sono dei grandissimi fuck del lavoro "serio" che però sanno delegarlo in modo da creare un'atmosfera in cui gli altri riescono a esprimere tutta la loro creatività e a fare meraviglie. Poi intervengono solo quando il meccanismo si inceppa. Magari trovarli!

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