mercoledì 25 giugno 2014

Stones in Rome

Il tutto in meno di 24 ore:



- Saliamo sul treno a Milano. Pur essendo una carrozza di prima classe (o 2° superior, perché adesso Trenitalia ha millemila tipi di posti a sedere, più o meno VIP, e quello che un tempo era la prima classe adesso è un gradino sopra la seconda ma due gradini sotto il top), dicevo pur essendo una carrozza di prima classe era PIENA di persone con addosso magliette dei Rolling Stones. E chi non aveva le magliette stava comunque andando al concerto. Turismo musicale di massa.


- Arrivo a Roma nel pomeriggio. Tutti, dal tassista al concierge all'uomo che ci serve il caffè al bar, ci guardano e dicono "Anche voi siete qui per i Rolling Stones?" a quanto pare sia io che mia madre l'avevamo scritto in faccia.



- Entrare al Circo Massimo con il sole che tramonta, dando un'aria dorata alla scena stile Woodstock che si stende davanti ai nostri occhi. Gente che bivaccava sul prato, famiglie coi bambini al seguito, giovanotti, cinquantenni.

- Magliette souvenir ufficiali a € 45. Quarantacinque. Eh?! No grazie.



- Ci sediamo sul prato in attesa del concerto. Una signora distinta di sessant'anni chiacchiera amabilmente con noi. Dopo qualche minuto ci confida un segreto: "Sapete, mio cuggino è molto amico de Keith Richards."
Voi cosa avreste risposto?
1) "E allora come mai stai sul prato con tutti gli altri?"
2) "E sti grancazzi?"
3) "Ahahahah"

- Le luci calano, l'attesa viene ricompensata, inizia il concerto. Bellissimo come sempre. Noi siamo nella seconda metà del Circo Massimo, abbastanza indietro per non essere nella calca ma comunque quanto basta per vedere bene gli schermi e il palcoscenico.

- Quello che noto subito, e che mi infastidisce, è che la gente non è scatenata come dovrebbe. Sarà che di concerti degli Stones ne ho visti molti, ma mi sembra che in questo concerto siano tutti un po' frenati. Contenti, certo, ma non molto scatenati. Guardano il concerto, battono le mani, ma non si sbracciano più di tanto. A me e mia madre torna in mente il concerto di Hyde Park di un anno fa. Sarà una questione linguistica, forse, perché a Londra tutti quanti cantavano e ballavano come se non ci fosse un domani. Sarà una questione alcolica, visto che a Londra ogni spettatore ha bevuto una media di quattro bicchieri di birra. Sarà che non tutti conoscono a menadito le canzoni dei Rolling Stones. Fattostà che, a volte, avrei voluto scuotere un paio di miei vicini e incitarli a smuoversi un po' di più.

- Il concerto strepitoso come sempre. La voce di Mick, la chitarra di Keith e Ronnie, la batteria di Charlie. Sono quattro vecchietti ma hanno più talento della maggior parte dei cantanti là fuori. Sono degli dei.

- I cineamatori. Hanno. Rotto. Il. Cazzo. Gente con telefonino, macchina fotografica, gopro. Ce n'era di ogni tipologia. Li odio. Prima di tutto perché sono dei cretini. Posso capire scattare una foto, fare un video di trenta secondi da fare vedere il giorno dopo. Ci sta. Lo facciamo tutti. Ma stare con l'iphone puntato sopra la tua testa per intere mezz'ore? Hai idea di quanto rompi le palle a chi hai dietro? Hai idea del fatto che nel video NON SI VEDRÀ UN CAZZO perché sei lontanissimo dal palco?

- Il premio del cineamatore: il ragazzo con l'IPAD sollevato sopra la testa. Un genio.


- Le mie canzoni preferite? Brown Sugar e Honky Tonk Women. Le hanno fatte entrambe, ovviamente.
- Da vere fan, sappiamo la scaletta. Il bis con You Can't Always Get What You Want, e quando cantano Satisfaction siamo arrivati al gran finale. E la gente finalmente si scatena.
- La soddisfazione dopo il concerto. Camminare lungo Via di San Gregorio, sotto i pini marittimi, tra il foro, l'Arco di Costantino e il Colosseo. Con in mano un panino alla salamella.
- La lunga scarpinata per tornare in hotel, perché ovviamente a mezzanotte e mezza non trovi un taxi né riesci a entrare in metro né passano troppi autobus.
- Arrivare all'una e un quarto al pub dietro l'hotel e trovarlo fresco, con la partita USA-Portogallo sugli schermi e un discreto numero di turisti americani che la seguono. Bersi un litro di sidro e un bicchiere di vino prima di crollare a letto.



- Risalire sul treno la mattina dopo, in grave carenza di sonno e con le gambe che ti fanno male. Ma la piacevole sensazione di avere conquistato Roma.

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