lunedì 29 settembre 2014

Le lingue inutili

Molti di voi lo sanno, ma nella nostra famiglia gira una propensione.
Un'ossessione, direi.
Ecco, un profondo interesse per le lingue inutili.
Vi spiego. Nell'anno 2001, fuggita dal terzo anno sprecato dietro a leggi e codici vari, mi trovo a scegliere le lingue per la facoltà di Lingue e Letterature Straniere.
Prima lingua, chiaramente, l'Inglese. Perché ALittaM ama l'Inglese alla follia, lo venera sin da quando era piccola e non le sembra vero di poterlo finalmente studiare seriamente.
Seconda lingua? L'indecisione è tra Russo... e Svedese. E ovviamente ALittaM sceglie lo Svedese. Lingua di cui non sa un bel niente di niente, se non che è la nazione dell'Ikea (tutti gli scandinavisti iniziano il loro percorso linguistico culturale in questo modo, imparando quale nazione si trova dove all'interno della Scandinavia. E poi imparano che si dice lingue scandinàve, e non scandìnave, e danno dell'ignorante al mondo per il resto della loro vita).
Terzo anno, momento di scegliere la terza lingua del cursus honorum.
Francese? Tedesco? Un simpatico Spagnolo? Macché.
Terza lingua... Norvegese.
E così ALittaM si ritrova alla veneranda età con un bouquet di lingue che la fa sembrare una schizofrenica: Italiano, Inglese, Svedese, Norvegese, Francese, Tedesco (queste ultime due riesumate da ricordi infantili e imparate per osmosi nell'arco del quinquennio svizzero).

Come dicono sempre tutti quanti non appena leggono questo popò di lingue: perché proprio Svedese?
Boh.
Perché volevo studiare una lingua che fosse diversa dal solito.
Perché, ho scoperto in seguito, ho fatto una scelta giustissima e mi sono ritrovata immersa in un mondo di fiabe, boschi, leggende, tradizioni romantiche, grandi culture, e una lingua che "sembra la lingua degli elfi" (cit.). Perché altro che le polpette dell'Ikea, la Svezia è un mondo meraviglioso da scoprire, e i suoi libri e la sua storia mi sono rimaste nel cuore.
E poi dico, volete mettere la figura che faccio quando incontro degli svedesi?
Mi è capitato qualche volta nella vita, in posti dove nessuno se l'aspetta, di accorgermi che ho davanti degli svedesi. E lì faccio il mio gioco preferito: lasciarli di stucco iniziando a parlare in Svedese.
Non se lo aspettano mai. Nell'arco di pochi istanti mi trasformo nella loro migliore amica, e come mai hai studiato Svedese? Non sapevo si studiasse come lingua straniera! Ma sei bravissima! Sei mai stata in Svezia? Che emozione, è la prima volta che qualcuno studia la mia lingua.
Ve lo immaginate lo stesso tipo di entusiasmo da parte di un italiano che sente qualcuno parlare (più o meno) la sua lingua? Occhi al cielo, lieve sospiro di rassegnazione, ecco il solito turista che chissà chi si crede di essere. O l'aria di lieve disgusto con cui i tassisti inglesi osservano i turisti che cercano di spiegare l'indirizzo dell'hotel? O il cameriere francese che fa finta di non capire l'ordinazione perché l'hai pronunciata con accento italiano?
Ecco, le lingue meno diffuse come lo Svedese invece sono sempre contentissime di essere usate. Non le usa mai nessuno, fuori dalla loro nazione, e quando succede all'estero è sempre una festa.

E mi sono resa conto di non essere l'unica. Stefano ha riportato dal suo semestre di studio Erasmus ad Atene un simile souvenir: la lingua Greca.
Voi non potete capire, la gioia di un greco quando si inizia a parlare la sua lingua di punto in bianco. Si diventa subito fratelli, amici del cuore, anime affini in un mondo straniero. Si guadagna all'istante rispetto e ammirazione.
Ci è capitato ieri in piscina a Locarno. Parlavamo con il papà di un bambino tenerissimo che sembrava Spock a tre anni (senza orecchie a punta), e dopo qualche minuto di conversazione in inglese salta fuori che il tizio è un expat Greco, anche lui venuto a vivere in Ticino non si sa bene come.
A Ste brillano gli occhi e inizia a parlare in Greco.
Amore a prima vista.
Ha voluto sapere tutto. Dove sei stato, cosa hai studiato, ti piace la Grecia? Eh, è proprio bella. Ma Atene è così affollata. Però bellissima. Quanto mi manca la Grecia. Vorrei tornarci prima o poi. Non ce lo siamo levati di dosso per mezz'ora e siamo tornati a casa con il suo nome e numero di telefono e la promessa di trovarci con le famiglie per un caffè una di queste settimane.
Poi dico, altro che lingue inutili. Vedi come ti aiutano a socializzare?

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