mercoledì 15 ottobre 2014

United Nations of Viganello

Riunione di classe dell'asilo di Lucia. La prima riunione. 20.15 di un mercoledì.
Ovviamente ALittaM è emozionata e in ritardo, e arriva da casa senza ombrello e inizia a piovigginare a metà strada. Quindi si presenterà alle altre mamme con i capelli arruffati, gli occhiali pieni di gocce di pioggia e l'affanno.
Ci sediamo tutti in cerchio sulle seggioline e iniziano le presentazioni.

La maestra è bella, dolce ma ferma con una voce autorevole e i riccioli rossi, e si chiama anche lei Lucia.
Scopro in quel momento quello che avevo intuito guardando i compagni di classe di Lucia mentre la lasciavo al mattino: negli asili di Lugano le classi hanno bimbi di tutte le età. Eh sì. Non c'è la classe dei treenni, dei quattrenni, dei cinquenni. Le classi hanno bimbi che vanno dai tre ai sei anni, assortiti a caso o in base a criteri pedagogici che non ci vengono fatti sapere.
E quindi, mi rendo conto, Lucia è in classe con maschietti di sei anni che, a ben guardarli, sono alti quanto me e belli grossi. Persino la maestra si stupisce di quanto siano alti i seienni d'oggi giorno. Lucia, prevedibilmente, è la più piccola della classe, sia si dimensioni che anagraficamente.
Poi le presentazioni proseguono e ALittaM si rende conto di essere alle Nazioni Unite.
Ci sono bambini che sono nati e cresciuti in Giappone. Bambini che sono di origine scozzese ma sono qui solo per un anno perché l'anno prossimo si trasferiscono in Spagna. Famiglie musulmane. Famiglie brasiliane. Quasi ogni bimbo ha un genitore di nazionalità e lingua diversa rispetto all'altro genitore o rispetto alla Svizzera.
E infatti interviene una maestra che ha il compito di seguire gli alloglotti. Alloglotti, che parola meravigliosa. L'ho sentita pronunciare per la prima volta quella sera, perché in Italia avrebbero detto, che so, stranieri? Qua in Svizzera invece, patria del multilinguismo, è assolutamente normale che un bambino parli una lingua a casa, una a scuola e fuori casa, e magari ne impari una terza o una quarta durante gli studi.
Perché qui non esistono stranieri. Perché qui siamo tutti stranieri, e siamo tutti a casa nostra. La diversità viene accettata e conservata, ma nel rispetto delle regole e delle leggi svizzere: viene esplicitamente chiesto ai genitori stranieri di non abbandonare la lingua e le tradizioni del paese di origine, per non togliere al bambino parte della sua identità
Perché poi quando mi guardo in giro e guardo gli altri "non stranieri", mi rendo conto che più di metà sono italiani, e che in fondo gli italiani, qui a Lugano, sono tanto stranieri quanto i giapponesi, i brasiliani o i magrebini.
È stato un momento di illuminante umiltà, rendermi conto di questa cosa. E capire che la Svizzera, proprio in quanto tale, è assolutamente neutrale nei confronti dell'altro. Non giudica, non critica, non fa buonismi. Pretende, ma in cambio accetta.

3 commenti:

Glam Chic Bold ha detto...

Mi piace sempre molto leggere i tuoi articoli! :-)

Anonimo ha detto...

Ti piace molto la tolleranza della svizzera...vabbe' ma grazie tanto...la svizzera è nell'ovatta!!!! son capaci tutti di comportarsi cosi', suvvia, cerchiamo di scrivere cose non banali, anche se in pagine personali quindi censurabili a discrezione del proprietario!

ALittaM ha detto...

Anonimo, ma veramente la Svizzera per molti aspetti è il posto più razzista e intollerante che esista. È difficile da spiegare se non ci si vive. Forse è questa la cosa più affascinante di vivere qui, che quando credi di avere capito tutto vieni messo di fronte ad altri aspetti che ti fanno ripensare i tuoi preconcetti.

PS: mi spiace se le trovi delle banalità. libero/a di andare a leggere i blog di altri. Comunque non commentare da Anonimo, non hai il coraggio di dirmi come ti chiami?

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