domenica 8 febbraio 2015

Non saremo più amiche

Premessa: E. è la bimba nostra vicina di casa. Ha un anno più di Lucia ed è venuta a vivere in questo palazzo più o meno nel nostro stesso periodo.
E. ha i capelli castani, il visino ovale e gli occhi brillanti e furbi. È un peperino e ha insegnato molto a Lucia, ma come tutte le bambine è piena di energia ed è sempre accesa a mille. Quindi passa giornate intere a coccolare Lucia come un bambolotto, a disegnare con lei, a correre su e giù per il parco giochi del condominio, a giocare a pallone o a spintoni.
Va allo stesso asilo di Lucia e quando ci incontriamo per strada la tiene per mano per tutto il tragitto.
Insomma, per Lucia E. è un idolo.
Qualche tempo fa i genitori di E. ci hanno detto che presto cambieranno casa e andranno in un altro comune. Per quanto ci dispiaccia perdere dei vicini simpatici, noi eravamo preoccupati per come lo avrebbe preso Lucia.
Da bravi genitori cacasotto, non abbiamo avuto il coraggio di dirle niente.
Fino all'altro giorno. Quando E. ha deciso di dare lei la grande notizia.

"Sai Lucia, il mese prossimo io cambio casa e vado via. Quindi non saremo più amiche."

Con il tatto e i giri di parole tipici di una quattrenne.
Per Lucia è stata una tragedia inconcepibile. Pianti, lacrime, singhiozzi. Anche E. era triste, ma molto pragmatica.
Noi un po' dispiaciuti per il modo brusco in cui lo ha detto. Ma come, non saremo più amiche, ma magari ci vedremo di nuovo abbiamo pensato. Magari la andremo a trovare, resteremo in contatto, magari per una merenda, che so.
E poi la rivelazione. La piccola E. ha avuto perfettamente ragione.
Perché la balla del "restare in contatto" impariamo a dircela quando diventiamo grandi. Quando fa troppo male ammettere reciprocamente che non ci vedremo, sentiremo, parleremo più. Perché a volte la vita, le circostanze, allontanano le persone e per quanto noi siamo dispiaciuti e convinti di non volerle perdere, in cuor nostro sappiamo che accadrà.
Perché quando cambi casa, città, quartiere, ma anche scuola, ufficio, lavoro, ecco, in quei casi tu perdi il contatto con le persone. Lo perdi che tu lo voglia o no, perché i rapporti sono dettati dalla quotidianità, dall'essere fisicamente presenti negli stessi luoghi e negli stessi momenti, e quando cambi un luogo cambi anche le persone con cui condividevi quel luogo.
Che poi non vuol sempre dire perdere per sempre i rapporti con le persone. Solo che non saranno più gli stessi. Saranno telefonate, messaggi, mail, delle cene di ritrovo ogni tanto che diventeranno sempre più sporadiche mentre nella vita di entrambi prenderanno spazio altre persone, altre cene, altre telefonate.
È normale e fisiologico, e per non perdere del tutto le persone bisogna fare sforzi e fatica.
Ripenso alle mie amiche Erasmus, per le quali ho pianto quando sono partita.
Ripenso alle mie amiche delle medie, e l'arrivo del liceo che ha separato le vite di molte.
Ripenso alle mie amiche che sono andate a vivere un po' più lontano.
Ripenso ai miei amici rimasti a Milano.
Certo, i rapporti restano, ma la vita ci trascina avanti, e se le corde che ti legano alle persone non sono annodate bene si rischia che al primo strappo si stacchino.

E allora forse fanno bene i bambini, a dire "Non saremo più amiche", perché in fondo è vero. Andremo in scuole diverse, con bambini diversi, vicini di casa diversi. Insomma, non vivremo più la stessa vita.
Ci ricorderemo sempre di quella bambina dai capelli castani che viveva nel palazzo con noi da piccole, ma la storia è finita lì.

Detto questo, mi auguro che al posto di E. venga presto un'altra famiglia con bimbi e cani e che il faccino triste di Lucia quando parla della sua "amica" passi in fretta, perché mi si sta spezzando il cuore.

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