mercoledì 18 febbraio 2015

Roma















È come tornare a casa, ormai.
Io che ci ho messo anni a capire quanto sia meravigliosa questa città. Quando a un certo punto mi si sono aperti gli occhi, ho visto antico e moderno abbracciati, ho visto la cultura che permea ogni angolo e ogni persona, ho visto il mangiare buono e sostanzioso, i romani cordiali e sorridenti e aperti alle novità.
Non ho visto lo stress e il nervosismo di Milano. Non ho visto i cieli lattiginosi, ma nuvole, tramonti, gabbiani, pini marittimi che si stagliano alti sopra i palazzi.
La casa di zia dove dormiamo lunghi sonni ristoratori. Il quartiere da vivere come fosse una città nella città. Luciotta che passeggia per le vie del centro guarda col naso in su i soffitti di Galleria Borghese.
Il cielo azzurro e l'aria calda, come se fosse già primavera.
Le statue. Ho imparato ad ammirarle proprio in questa visita. In adorazione davanti alle opere di Bernini, ai capolavori di Villa Borghese. Il modo in cui le dita di Plutone affondano nelle cosce burrose di Proserpina. David, pronto a lanciare il sasso, con un'espressione di risoluzione, che puoi quasi vedere il movimento prendere forma. Dafne che si trasforma in albero, e il marmo che diventa rugoso e ruvido come una corteccia.
Il pensiero che queste statue sono qui da più tempo di noi, e resteranno qui ben oltre la nostra vita, una sensazione che spaventa e dà conforto allo stesso tempo.

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