sabato 4 aprile 2015

Jesus Christ Superstar



Una di quelle cose che mi accompagna da quando ero piccola.

Una delle videocassette di mio padre, che sin dai primi anni '80 registrava compulsivamente su cassetta qualsiasi cosa gli piacesse che gli capitava a tiro, creando delle videocompilation meravigliose nelle quali si mischiavano i cartoni di Topolino, pezzi di musical, spezzoni di film, documentari sugli animali, canzoni pop, cartoni giapponesi, il tutto inframmezzato dalle meravigliose pubblicità televisive dell'Italia di quegli anni, in cui il consumismo era alle stelle e l'ottimismo e i colori fluo la facevano da padrona e sembravano tutti strafatti di cocaina.

In mezzo a queste compilation, che io guardavo e riguardavo con l'aria innocente e interessata che solo i bambini hanno, c'era Jesus Christ Superstar. Versione cinematografica, trasmessa probabilmente da Rai Tre a un orario improbabile, ma registrata e archiviata da mio padre. Mio padre che è sempre stato un patito di musical ma non ma le ho mai detto, e solo ora che sono grande mi rendo conto di quanto siamo simili da questo punto di vista.

Eccomi qui, a guardare e riguardare Jesus Christ Superstar. La cassetta sempre più rovinata dall'usura e dal tempo. Ma io che ne ero sempre più innamorata. Ché per una ragazzina cattolica questo film è affascinante e irriverente e ti fa sentire giovane ribelle, perché gli unici film su Gesù Cristo che sono permessi nella mia famiglia sono quelli che trasmettono a Pasqua, tipo La Tunica, Il Re dei Re, Ben Hur, Barabba, La Più Grande Storia Mai Raccontata e cose del genere.


Io invece la Pasqua la celebro e l'ho celebrata con questo film degli anni '70, pieno di persone senza reggiseno e pantaloni a zampa d'elefante, glitter e capelli ricci. Girato nelle rovine in mezzo al deserto e a volte un po' naive, ma sfacciatamente affascinante.



Non solo: io a questo musical ho dedicato buona parte della mia adolescenza. L'ho visto a teatro a Milano, allo Smeraldo, e poi di nuovo a Londra. L'ho cantato, sul palcoscenico, al liceo, in quella che penso sia la produzione di Jesus Christ Superstar più sgangherata mai messa in scena, ma che dalla sua aveva un Giuda e un Gesù fenomenali (io ero nel coro e, ve lo dico, facevo pena - ma almeno ci mettevo tanta passione).

E una volta all'anno lo rispolvero, in occasione della Pasqua, e mi faccio trascinare dalla musica e dalle parole potenti, dal lato umano di Gesù e di Giuda, entrambi consapevoli del loro ineluttabile destino ed entrambi spaventati.


1 commento:

Pellegrina ha detto...

Che bello cantare la propria passione, che fortuna. Non l'ho mai visto il film, ma una volta o l'altra dovrò proprio farlo. Mi sa che la Johannes Passion non potrò mai cantarla, invece :-/

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